... uomini e santi ...

10.05.2021 14:38 La santità di Pietro emerge nitidamente nel racconto che ci è stato offerto dalla Liturgia della Parola nella prima lettura di questa VI domenica di Pasqua . Pietro è santo perché riconosce ciò che è , è conscio della sua umanità , dunque dei suoi limiti ,della sua identità , lo afferma rispondendo - a parole - al gesto di Cornelio che gli si era gettato ai suoi piedi : “ ... Alzati ,anche io sono uomo ... “. Pietro è uomo , per sua stessa affermazione ; uomo , colui che pensa da uomo come si sentì ammonire da Gesù qualche anno prima : “ ... Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini ...” . (Mc.8,33 ) Pietro , secondo quanto si apprende dall’odierna lettura degli Atti degli Apostoli , trasmette ai presenti e ai posteri che il gesto della sottomissione ( quel gettarsi di Cornelio ai suoi piedi ) è dovuto solamente a Dio e non all’uomo chiunque esso sia o rappresenti . Pietro ha ben compreso l’insegnamento di Gesù , di Dio , che fattosi uomo , ha dovuto subire ciò che la natura umana da lui acquisita recava con sé , è quello che emerge dalla lettera che Paolo indirizza ai Filippesi ( 2,5-11) : “ ... Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina,non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre ...” . Ecco dunque l’atteggiamento che dovrebbe assumere ogni cristiano, ogni apppartenente alla Chiesa , sia essa terrena che celeste ,di fronte a Dio : piegare le ginochhia , inginocchiarsi dunque sino a toccare terra , prostarsi perché il Signore ha rinunciato alla sua divinità per abbraccciare la nostra umanità. Questo crediamo fratelli cristiani . Questo ! Etimologicamente la parola santo significa “ separare, dedicare, riservare a Dio ” diversamente dal significato che ne dà il dizionario della nostra lingua per il quale il vocabolo è un aggettivo attribuibile alla divinità o ad un atteggiamento devozionale o di rettitudine esemplare o ancora di dedizione morale . Con il gesto di rifiutare la prostrazione di Cornelio, Pietro incarna ciò che Gesù disse ai discepoli dei farisei e agli erodiani e che l’evangelista Matteo annotò nel suo Vangelo ( 22,21 ): “ ... Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio ... “ . La prostrazione , la sottomissione è un atto dovuto e riservato a Dio e a nessun altro . I primi martiri cristiani ricevettero il martirio perché si rifiutarono di bruciare incenso alle divinità pagane . Pagarono quel gesto con la loro vita , non si prostarono a divinità pagane , non svendettero il loro credo , in esso restarono fermi ,saldi , solidi , inamovibili pagando un alto tributo e metabolizzando ciò che la Sacra Scrittura aveva loro insegnato : “ ... siete stati comprati a caro prezzo ... “ ( 1 Cor.6,20 ) . Già, essi compresero che il sacrificio che Cristo aveva compiuto per loro , valeva il loro sacrificio , una giusta retribuzione : “ ... Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date ... “ parole di Gesù , parola del Signore (Mt.10,8 ). Il culto è per Dio ! Questa esclamazione il sacerdote biellese ( venerabile ) don Oreste Fontanella l’ha trasmise ai suoi chierici : “ ... l’onore a Dio ... “ . Lo insegnava un secolo fa nel nostro Seminario Diocesano , oggi chiuso a doppia mandata per la mancanza di vocazioni dovute , un secolo dopo , ad una azione pastorale cieca e sterile . Se si rende dunque onore a Dio , cosa rimane a colui che ha reso onore ? Ciò che resta è il sacrificio, infatti la frase che il venerabile direttore spirituale ripeteva continuamente ai suoi chierici era così articolata : “ ... l’onore a Dio , il piacere agli altri , il sacrificio a me ... “ e rimanendo in ambito biellese a questa frase ne fece eco , tempo dopo, un’altra di un discepolo del venerabile don Oreste Fontanella, don Antonio Ferraris che ripeteva come un mantra : “ ... se possiederete la carità , manifesterete il Signore ... “ . Amare Dio e gli altri , procurare dunque a loro amore e piacere , significa caricarsi del sacrificio che a detta di Gesù è ciò che ogni giorno dobbiamo affrontare , dunque vivere : “ ... perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena ... “ si legge nel vangelo di Matteo ( 6,34 ) . L’attenzione verso l’altro e gli altri da sè è pena nel senso che è ciò che ogni giorno si deve affrontare , ciò che ogni giorno si presenta di positivo e di negativo , come l’aria che respiriamo , è vitale , imprescindibile . Dio non si impone , si propone e soprattutto non delega suoi sostituti . L’uomo che sostituisce la divinità con se stesso , che da essa si sente delegato spadroneggia , impone la sua legge , non gli insegnamenti che da Dio e in Dio hanno origine . Così è successo al popolo eletto , hanno sostituito la legge divina ,la legge di Dio , con prescrizioni e decreti come Paolo osserva e comunica alla comunità cristiana che era in Efeso , nella lettera ad essa indirizzata ( Ef.2,13-18 ) : “ ... Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace,colui che ha fatto dei due un popolo solo,abbattendo il muro di separazione che era frammezzo,cioè l'inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne,la legge fatta di prescrizioni e di decreti,per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,per mezzo della croce,distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito ... “ . Ogni cristiano , tutti noi fratelli dovremmo , come scrive Pietro nella sua prima lettera ( 5,1-3 ) , comportarci come il pastore che pasce il gregge . Ognuno di noi dovrebbe sentirsi responsabile del gregge dunque pastore e non delegare ad altri ciò che gli è proprio : “ ... Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge ... “ . L’anziano è colui che incarna la saggezza , gli inverni passati conferiscono all’anziano uno sguardo profetico su quelli che dovranno soppraggiungere . Pastori e modelli dunque perché “ ... Dio non fa preferenze di persone ... “ si è letto negli Atti degli Apostoli, e perché come scrisse Giovanni nella sua prima lettera , anch’essa oggi proclamata : “ ... Dio è amore ... “ . Dio è amore e nessun altro ; e si ama solamente se si è conosciuto Dio , perché è in Dio che l’amore ha origine e che scaturisce , perché : “ ... Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna ... “ ( Gv.3,16 ) , e ancora l’apostolo Giovanni nella lettura poc’anzi proclamata ricorda a noi fedeli , discepoli : “ ... In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi : Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito perché noi avessimo la vita per mezzo di lui ... “ e l’apostolo proseguendo nella sua missiva precisa : “ ... In questo sta l’amore , non siamo stati noi ad amare Dio , ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati ... “ . Dio duqnue ci insegna ad amare perché Lui è la pienezza dell’amore e lo insegna con il sublime gesto di dare , di offrire per gli altri , per i fratelli , per me la sua vita , la sua vita in cambio della nostra , è lui il capro espiatorio , è lui che si sacrifica perché noi si possa essere : “ ... Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici... “ ( Gv.15,13 ) ecco indicato come si ama, come si dovrebbe amare . L’essere uomo di Pietro , l’essere santo passa attraverso l’accettazione dei limiti che questo corpo reca in sé e con sé . Essere corpo insegna, fa prendere coscienza di ciò che sono i nostri limiti , mentre il modo di vivere che ci è imposto sembra dire l’esatto contrario , illudendo che non vi siano limiti . Pietro dunque - perché gli è suggerito da Dio rieccheggiano infatti ancora in lui le parole che Gesù gli aveva rivolto ( Mt.16,17) : “ ... Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli ... “ – ebbene Pietro saggiamente insegna a noi che crediamo che siamo uomini e .... se vogliamo santi .