.... ob - audire ....

04.05.2019 15:12 “ … Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini …. “ è l’indicazione che la scrittura , la Sacra Scrittura oggi III domenica di Pasqua propone alla nostra attenzione . L’obbedienza dunque è ascolto , ascolto della Parola , della Parola di Dio . L’etimologia del verbo obbedire deriva dal latino ob – audire che significa ascoltare stando di fronte . L’obbienza dunque non è un o il fastidioso comando o richiamo dato anche per interposta persona in cui la mia volontà , la mia libertà è volutamente annullata ….. non è questa la pedagogia di Dio : questa è umana prevaricazione . L’obbedienza che Dio indica all’uomo è l’ascolto della sua Parola , è il porsi in ascolto della sua Parola , della sua proposta in un contesto dunque di dialogo , di quel ragionare insieme che si prega nel Salmo 118 : “ … fammi capire e imparerò i tuoi comandi … “ . Ma è anche quell’atteggiamento , quel disporsi del corpo , lo stare in piedi richiamato dall’etimologia della parola , … già in piedi , uno di fronte all’altro , atteggiamento , posizione , disposizione che implica il guardarsi , l’osservarsi , dunque l’esserci , essere presenza , divenire presenza . L’uomo , noi fratelli cristiani spesso , anzi spessissimo dimentichiamo le modalità con cui si chiede o si dà obbedienza . L’obbedienza non è imposizione dell’uno sull’altro , non è il tentativo di azzerare la volontà , la libertà dunque la dignità e l’identità dell’altro , al contrario è rapporto alla pari , è il rapporto tra maestro e allievo , tra padre e figlio , dare e ricevere con il solo scopo di educare ed educarsi , dunque di crescere, è reciproca crescita . Nel campo dell’insegnamento , della pedagogia l’azione del maestro , dell’educatore è sempre e solo indirizzata all’allievo , in favore dell’allievo , per l’allievo e con l’allievo , sono imprescindibili il con ed il per …. con l’allievo per l’allievo . Il maestro cede all’allievo , tramanda all’allievo , lascia qualcosa di sé , qualcosa che è nel maestro e del maestro , sia che questo qualcosa sia di natura materiale o immateriale . Ciò che il maestro lascia all’allievo è la ragione della sua stessa vita è il frutto delle sue fatiche , della sue conquiste , delle sue ricerche , del suo sapere , della sua conoscenza , della sua scienza , affinchè queste possano espandersi , possano essere anche per altri un valore e, l’auspicio del maestro è che ciò che lui trasmette assuma un maggior valore . Dopo avere ascoltato il maestro , dopo avere liberamente acconsentito all’ascolto della parola del maestro , l’allievo non è più ciò che era prima , perché dopo avere ricevuto dal maestro , l’allievo può vantare in sé qualcosa di più , ha in più ciò che prima non aveva ancora , non aveva ancora ricevuto , non possedeva ancora . L’ascolto , l’insegnamento, ciò che deriva e che scaturisce dal rapporto tra maestro e allievo è un bene , è ricchezza , è prezioso . Ma possiamo anche affermare che quel rapporto cercato , quel bene è un bisogno soddisfatto o da soddisfare . E’ un bisogno del maestro , che da lui esce , ed è un bisogno dell’allievo , del discepolo , che in lui entra , penetra : “ … Dopo avere detto questo , alitò su di loro e disse – Ricevete lo spirito Santo … - “ leggiamo nel vangelo di Giovanni ( 20,22 ) . Il maestro è tale ( maestro ) per la presenza e l’esistenza dell’allievo . L’allievo è dunque il bisogno del maestro , ciò per cui il maestro è tale , ciò che soddisfa, ciò che identifica il maestro . Il maetro si realizza , prende vita ed è mantenuto tale ( vivo, in vita ) dall’esistenza dell’allievo . Entrambi maestro e allievo sono complementari uno all’altro . Come il padre con il figlio , uno rimanda all’altro , uno è complementare all’altro , per essere ciò che sono ( padre e figlio ) sono necessari uno e l’altro . Si è padre perché c’è il figlio , così si è maestri perché c’è l’allievo e viceversa . Si dice che l’obbedianza sia cieca ma non sorda ; ciò indica che l’obbedienza non può prescindere dalla parola dunque dall’ascolto della parola . L’obbedienza quindi deriva da una risposta ad una proposta . La proposta , perché sia tale , non può prescindere dal rispetto ; la riposta dal canto suo è libera adesione che matura attraverso l’interiorizzazione , l’elaborazione ragionata della proposta . Se la proposta è disinteressata , come presuppone il rapporto padre e figlio , tra maestro e allievo o discepolo ,l’ascolto della proposta e la conseguente libera risposta non può avvenire se non in un ambito di rispetto , di accordo , di collaborazione , di gioia … in una parola riassuntiva , in un ambito d’amore , di donazione reciproca , quel dare per darsi , per concedersi , per altro , per l’altro . Il maestro cede , concede , trasmette il suo bene più prezioso , il sapere , la verità , la conoscenza , lo scopo stesso della sua vita e lo tramanda perché bene prezioso , perché sua eredità , perché bisogno , perché impellente necessità che altri , che qualcuno sia come lui stesso è stato , sia come il maestro , così il padre che cede ogni sostanza al figlio , cede la sua stessa vita racchiusa in quei beni , pochi o molti che siano , quei beni lo rappresentano , raccontano chi e ciò che è stato il padre , ciò che è stato da lui custodito , ciò che è stato da lui ritenuto prezioso ; e questo per il padre è il bisogno , la necessità di sopravvivere , di essere oltre al proprio tempo , di tramandarsi , tramettersi , perpetuarsi . L’obbedienza quindi è la decisione in piena liberrtà dell’allievo a voler seguire il maestro , per comprendere e imparare la sua conoscenza , la sua scienza . Seguire , porsi dietro al maestro per osservare , comprendere imparare e imitare che sono attegiamenti che Gesù richiede a Pietro , si legge infatti nel vangelo di Marco ( 8,33 ) : “ …. Và dietro a me , Satana ! Perché tu non pensi secondo Dio , ma secondo gli uomini …. “ . L’obbedianza per noi fratelli cristiani , deriva dall’atteggiamento di totale dedizione del Cristo al Padre che si legge nel vangelo di Luca ( 22,42 ) : “ … Padre … non sia fatta la mia , ma la tua volontà … “ , così solo così si dà e si chiede obbedienza e Pietro nella sua prima lettera ( 5,2-3 ) descriverà l’atteggiamento da tenere nel rapporto con gli altri , nel rapporto con il gregge: “ … pascete il gregge di Dio che vi è affidato , sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio ; non per vile interesse , ma di buon animo ; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate , ma facendovi modelli del gregge … “ . Lapidariamente concludo , perché lapidaria è la Scrittura , attenzioni fratelli cristiani a chi si dà obbedienza , Dio attraverso il profeta Geremia ( 17, 5.7 ) richiama la nostra attenzione : “ …. Maledetto l’uomo che confida nell’uomo , che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore . ……. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia …. “ e nel valutare , nell’ obbedire ricordiamo sempre le parole di Gesù trascritte dall’evangelista Matteo ( 10,16.17 ) : “ …. siate dunque prudenti come serpenti …. Guardatevi dagli uomini …. “ .