O crux , ave , spes unica !

27.06.2020 14:47 “ In quel tempo , Gesù disse ai suoi apostoli : << …. chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me …. >>” . La Parola , queste parole , suonano come un monito , e lo sono , un monito che Gesù fa giungere ad ognuno di noi , in questa XIII domenica del Tempo Ordinario . La croce dunque non è propria del Signore , non appartiene solo al Signore , all’uomo Gesù , al contrario la croce è propria di ognuno di noi , appartiene anche a tutti noi fratelli cristiani . La croce poi non è , riduttivamente , solamente uno strumento di morte . Se così fosse tutto si sarebbe concluso nelll’anno in cui Gesù su di essa spirò ; e poi quanti furono , nella storia ,i condannati a morirvi appesi ? Non si possono contare , di nostra conoscenza sappiamo di un altro condannato a morirvi appeso, Spartaco il gladiatore ribelle, e con lui i suoi compagni . Se la croce , sulla quale fu appeso Gesù e lì spirò ,fosse solamente un patibolo , tutto si sarebbe fermato lì e lì si sarebbe cristallizzato , su quel legno e in quel tempo , per essere consegnato alla storia , al susseguirsi degli eventi . Ma non è stato così . E’ Gesù stesso con le sue parole raccolte dall’evangelista Luca ( 24,25 ) a consegnare alla Storia , e della Storia alla storia della salvezza , una chiave di lettura diversa della Croce , a fare intendere , a trasformare quello strumento di morte in strumento alternativo ad essa , finalizzato ad una rinascita , dunque finalizzato alla vita e, della vita, la vita eterna : “ … Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? … “ è ciò che Gesù spiega , insegna , inculca , trasferisce , tramanda ai discepoli di Emmaus in risposta ad una domanda posta da uno di essi , Cleopa e che oggi tramanda a noi . Quella sofferenza patita , quel voler volontariamente salirvi , quel non sottrarsi all’essere issato su quello strumento di morte e di tortura è stato secondo quanto Gesù dichiara parlando di se stesso : “ … entrare nella sua gloria …. “ . La croce , per bocca di Gesù , del Cristo , di Dio dunque è gloria , quella gloria tributata ai vincitori ; al tempo di Gesù e per millenni sino al secolo scorso ai re e agli imperatori che tornavano trionfanti dalla guerra , oggi onore universalmente riconosciuto e tributato nei confronti di un valore assolutamente eccezionale . La croce dunque gloria , quindi valore ovvero quella misura non comune delle doti morali e intellettuali, o delle diverse capacità proprie dell’uomo ; e quel riferimento a quella misura non è comune, non è routine, non è consuetudine . Dante ,lo declama nei canti del Purgatorio e del Paradiso l’etterno valore (Purg. XV, 72; Par. I, 107 e XXIX, 143), lo primo e ineffabile Valore (Par. X, 3, e così , in questo modo porta il nostro sguardo, il nostro sentire , il nostro sentimento a ciò che il sommo Poeta nella Divina Commedia al valore attribuisce : Dio . Dunque la croce come valore primo, eterno e mezzo di elevazione , è ciò che Gesù della croce sulla quale fu inchiodato affermò e che l’apostolo Giovanni trascrisse nel suo Vangelo ( 12,32 ) : “ …. quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me … “ . La croce come forza di attrazione , come polo di aggregazione , come bandiera , stendardo : “ … Ecco il vessillo della Croce … “ e ancora “ … O albero fecondo e glorioso,ornato d'un manto regale,talamo, trono ed altare al corpo di Cristo Signore … “ così , con queste strofe si recita , si prega l’inno che la Liturgia delle Ore propone nella solennità dell’Esaltazione della Croce ( il 14 di settembre ) . Eppure quella croce , quel vessillo ci è stato sottratto e noi non abbiamo detto nulla , anzi noi Chiesa ne abbiamo decadentemente avvallato la rimozione . Le parole di Gesù : “…. quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me … “ ci collocano , collocano ognuno di noi fratelli cristiani sulla croce , pendenti dalla croce , appesi con l’appeso , ma non a condividerne il dolore , che è prorio di Dio , perché a noi , dal Signore , è chiesto solamente di gettare ogni nostra preoccupazione , dunque ogni nostro dolore in Dio nostro sostegno ,come si prega nel Salmo 55 ( 22 ) : “ … Getta sul Signoreil tuo affanno,ed egli ti sosterrà … “ o come afferma Pietro nella sua prima lettera ( 5,6-7 ) “ ... Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio … gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi …. “ . A noi , fratelli cistiani il Signore chiede ,sì , di caricarsi del suo giogo , ma un giogo , un carico che è dolce , leggero ( Mt.11,28-29 ): “ … Venite a me, voi tutti …. imparate da me …. e troverete ristoro per le vostre anime . Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero …. “ . Questo significa salire sulla croce , essere là elevati . Se là si sale , se là , sulla Croce di Cristo , si sceglie liberamente di salire , ci si lascia attirare ,attrarre , catturare , sedurre non è per soffrire , ma è per imparare a vivere e a vivere eternamente perchè come scrisse Paolo ( Gal. 2,20 ) : “ … Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me … “ . Dunque salire sulla croce , la Croce di Cristo , è permettere a Cristo di vivere in noi , perché noi si possa essere , in Lui , Lui , per godere della sua pienezza , per rendere significata , piena e santa la nostra vita, il nostro vivere nella carne , il nostro vivere la carne . Diversamente ? In una predicazione ai consacrati della comunità da lui fondata , don Divo Barsotti , sacerdote fiorentino di cui è stata introdotta la causa di beatificazione, domandava e si domandava : “ … viviamo una nostra vita o è il Cristo che vive in noi ? Abbiamo nostri sentimenti ? Nostre idee? Nostri pensieri ? Vuol dire che non siamo cristiani . Non più un pensiero nostro , non più un nostro sentimento , non più nostre idee , non più un nostro programma , non più una nostra vita …. è il Cristo che vive in noi …. “ e ciò è perfettamente in linea con la Parola proclamata : “ … Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me … “ . Prendere dunque, come ci indica Gesù , quella croce, la croce di Cristo , dunque la nostra croce , significa fare vivere il Cristo in noi, significa convivere con Cristo , condividere con Cristo ogni istante della nostra vita , significa amarlo , cioè darsi allo sposo , darsi al pari di come l’amante si dà, si consegna all’amato e non meno , piuttosto di più . Ritengo di più perché il Cristo ci ha amati e ci ama di una amore che va oltre ciò che si intende normalmente per amore ,a ciò che noi intendiamo per amore . L’amore che Cristo riversa su di noi trasfigura l’amore umano, va oltre , oltrepassa e rende sublime ciò che l’uomo intende per amore. Leggiamo infatti nella lettera che Paolo scrisse alla comunità cristiana che era in Roma ( 5,6 -8 ) : “ … Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi … “ . Per noi fratelli cristiani che essendo peccatori , perché come afferma ancora Paolo ( Rom.5, 12 ) : “ … tutti hanno peccato … “ siamo stolti , dunque non giusti né persone dabbene , eppure Cristo accetta il sacrificio che il Padre gli chiede ,che chiede a Lui che chiede al suo Figlio naturale , da Lui generato , per noi figli di adozione : morire non per un giusto , ma perché giusti noi si possa divenire . Dio muore e soffre , perché : “ … Dio è amore … “ (1 Gv.4 ,20) , perché Dio è capace di amare , è capace di amore , di contenere l’amore , contenere l’incontenibile , l’incalcolabile , l’inquantificabile : “ …. Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo … “ possiamo leggere nel Cantico dei Cantici ( 8,7 ) non per comprendere ( non ne saremmo capaci ) ma solo per percepire la vastità e la forza della carità , del dono totale di sè , del dono di Dio : la carità . Dunque la prima cosa che si incontra salendo sulla Croce di Cristo non è la sofferenza ma l’amore perché come affermò papa Benedetto XVI durante una sua Udienza Generale ( Castel Gandolfo , 29 agosto 2012 ) : “ … non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità…. “ . Ciò che chiede a noi il Signore è la coerenza alle nostre promesse , perché egli è morto per coerenza alle sue promesse perché come scrisse Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo Egli, il Cristo ( 2,13 ) : “ …. non può rinnegare se stesso … “ . L’uomo è sollecitato da Dio a rendere : “ …. a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio …. “ e se Dio ci ama , amore dobbiamo rendere , come scrive Giovanni nella sua prima lettera (4,9 -11 ) : “ … In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri … “ .