+ MESSA - MESSE… MI FA SENTIRE SPORCO

30.01.2015 06:23

Torno con disappunto all’aberrazione del “più messa meno messe” torno perché spinto da quanto leggo nella seconda lettura dell’Ufficio delle letture della terza settimana del salterio del T.O. nel terzo volume della Liturgia delle Ore, tratta dalla Costituzione Sacrosantum Concilium del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla Sacra Liturgia. Riporto poche righe, io che mi definisco ignorante e lo sono, ma infondo formato nel seminario diocesano cittadino e indicato sarcasticamente da alcuni confratelli come saccente, ebbene abbiamo appena finito di celebrare pomposamente, cioè riempiendosi la bocca della parola Concilio e di organizzare qualche timida conferenza a livello locale  per non impegnarsi e spendersi più di tanto, insomma garantendo la forma ma non la sostanza, perché più importante è stato raccogliere denaro per la cattedrale, far “rendere” la sacra effige della Madonna d’Oropa e poi dulcis infundo la ciliegina sulla torta: più messa meno messe, mentre il santo padre afferma pubblicamente che sogna l’amministrazione gratuita dei sacramenti e lo dice lui e non io che scandalizzo per come leggo e commento criticamente ciò che viene pubblicato sul bollettino, (libretto risparmio) della cattedrale. Vengo al dunque: leggo sul breviario dalla Costituzione Dogmatica che “ogni celebrazione liturgica in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo che è la chiesa è azione sacra per eccellenza e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado né uguagli l’efficacia”. E’ vero che non ho titolo accademico, né posso vantare di essere esperto in scienze religiose o di essere iscritto a qualche “corsetto” di approfondimento su questioni teologiche, ma credo che l’articolo più messa meno messe vada a svilire quanto affermato da documenti che non sono certamente, lettera diocesana, ma che sono, al contrario di lettera diocesana, documenti costituenti la Tradizione della Chiesa. Ma la frase successiva a quella appena citata così recita: “ nella liturgia terrena noi partecipiamo pregustandola a quella celesta che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme verso la quale tendiamo come pellegrini…” e qui ricordo a monsignor vescovo e al direttore dell’UPET sacerdote ed esperto in morale che la Gerusalemme celeste non è quella terrena e che noi dobbiamo essere pellegrini secondo la Tradizione della Chiesa della Gerusalemme celeste non di quella terrena. O mi sbaglio? Quando prego su questi testi mi sento parte; quando leggo le vostre affermazioni mi sento sporco.