L'ESSENZIALE

12.03.2017 14:47

“ … ci ha salvati e ci ha chiamati ….. non già in base alle nostre opere , ma secondo il suo progetto e la sua grazia … “ . Fratelli cristiani abbiamo ascoltato questa affermazione nella seconda lettura di questa seconda domenica del Tempo di Quaresima , lettura tratta dalla lettera di Paolo al discepolo Timoteo . Il Signore dunque , opera non secondo le nostre categorie , ma secondo il suo progetto che è grazia , cioè armonia , bellezza , giustizia … in una sola parola : amore . Il Signore dunque opera per il mio bene , la mia elevazione , la mia valorizzazione , la mia completa realizzazione . Le nostre categorie sono il limite all’amore che Dio ha per noi , quell’amore che finemente , l’amante manifesta in tutti i modi all’amata …… il Signore è Dio , Dio che ama , che vuole il massimo per me e si aspetta , spera , da me il massimo . Io , uomo , io umanità non sono capace di amare , sono fatto per amare , ma nella mia arroganza ritengo che le mie categorie …… ciò che penso , la mia scala di valori , siano superiori a ciò che Dio mi propone , perché , ricordiamolo sempre , nel giardino ho scelto di farmi dio , di credere di divenire dio , ( ma con la d minuscola ) sono dunque stato artefice del mio destino non lasciandomi guidare , educare , non scegliendo liberamente ma ingannato dal mio ego , dunque costretto ad abiti non miei , …. le foglie di fico , un ripiego , un adattamento , non create certamente per vestire , come il racconto del libro della Genesi sapientemente e saggiamente riporta . A tale proposito ricordiamo ciò che Paolo scrive alla comunità cristiana che è in Roma ( uso il presente perché come cristiani viviamo il presente , e nel presente …. tutto il tempo è davanti ai nostri occhi , e la prova sta nel fatto che il giornaliero sacrificio di Cristo , è da sempre e per sempre , è nel tempo e nel tempo si è perpetuato ….. travalicando la Storia , superandola , inglobandola , di fatto annullandola , trasformandola appunto in un eterno presente ) , ebbene Paolo confessandosi alla comunità di Roma scrive ( 7,19 ) : “ … io non compio il bene che voglio , ma il male che non voglio …. “ . Dunque percepisco l’amore , ma poi non amo , perché amo più me stesso che l’altro , l’altro da me . Le mie categorie sono dunque quelle catene che mi tengono schiavo , che ingombrano la falcata del mio passo e della mia corsa , che mi inducono a cadere con la faccia nella polvere , a tenere lo guardo basso e il capo chino , io …. uomo …. cristiano …. voluto , fatto , elevato da Dio nel battesimo , re , profeta e sacerdote . Le mie categorie sono un mio prodotto , un prodotto limitante …. che Gesù individua e indica nell’ eloquente rimprovero a Pietro : “ …. Và dietro a me Satana ! Perché tu non pensi come Dio , ma come gli uomini … “ ( Mc. 8,33 ) e ancora più esplicito Gesù ci ammonisce con queste parole tratte dal vangelo secondo Matteo ( 5 ,20 ) : “ …. se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei , non entrerete nel regno dei cieli … “ . L’invito è più che esplicito , mettere da parte le nostre categorie , cioè quelle opere che Paolo indica a Timoteo nella sua lettera , scritta sì al discepolo ….. ma di conseguenza ad ognuno di noi . Le nostre opere, le nostre categorie sono bastanti , sono le nostre consolazioni , le nostre sicurezze, illusioni su cui fondare …. ma il cristianesimo si fonda sulle cose che si sperano e la loro prova sta nelle cose che non si vedono , scrive Paolo agli Ebrei ( 11,1 ) : “… la fede è fondamento di ciò che si spera , e prova di ciò che non si vede … “ dunque , consolazioni , opere , categorie sono spazzate via da 17 parole messe insieme in sequenza , composte in un’unica frase , ma ….. dal caso ? No dalla mente di Dio , dal suo pensiero che è azione , novità , capovolgimento , nuovo ordine , è progetto e prodotto della sua grazia , è ciò che leggiamo nel Vangelo che segue la seconda lettura di questa domenica : “ … Gesù prese con sé Pietro , Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte su un alto monte … “ Gesù prende , prende materialmente, toccando sposta , e mi prende nel mio presente , nell’eterno presente , ed in questo mi conduce … ecco l’opera , ecco la mia opera , lasciarmi condurre , seguire ….. come Abramo , che da ciò che abbiamo sentito proclamare dalla prima lettura , comprende che la parola di Dio non è un sogno , un’illusione , una ideologia , ma realtà e propria realizzazione …… altro che le mie consolazioni …. le mie opere . La mia opere dunque si riduce al lasciarmi guidare …. a dichiarare al mondo intero il mio bisognoso di essere guidato , di attendere una indicazione proprio per le mie opere …… (altro che bastante, autosufficiente , autarchico ) …. sempre cieco , zoppo , muto , sordo … sempre povero , cioè bisognoso di salvezza , di guarigione , della chiamata , bisognoso dell’affetto di Dio , dell’amore di Dio , dell’intervento di Dio …. di Dio . L’opera omnia , l’opera completa , l’opera , la mia opera è unica , è …. risposta alla chiamata : “ …. Questa è l’opera di Dio : che crediate a colui che ha mandato … “ che è la risposta che Gesù dà a quei discepoli che pongono la domanda : “ … Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio ? … “ ( Gv. 6,28-29 ) . Non dobbiamo fare nulle se non accorgersi di essere chiamati , di ascoltare la voce , e se si ode la voce e si ascolta la chiamata si compie l’opera , la prima opera che ha come conseguenza il credere , il seguire , porsi dietro e salire in alto in disparte , separati , perché ricordiamo che la parola “ santo “ significa separato , ecco perché Paolo la usa per indicare i componenti delle comunità cristiane , erano …. no , riportiamo al presente cristiano , al tempo divino ….. siamo coloro che si lasciano “ prendere “ riproponendo il verbo che Matteo usa nel racconto della Trasfigurazione . Concludendo , l’opera , la mia opera è quel disporsi a lasciarsi trasfigurare , a sperare e credere di potere guardare oltre la figura , lasciare cioè ciò che appare per cercare quell’invisibile agli occhi …. che è l’essenziale …..