LA CULTURA DEL PANE

10.06.2016 08:23

Non posso non commentare anche oggi quel saggio che il giovane teologo tedesco Joseph Ratzinger ,divenuto qualche decennio dopo Benedetto XVI ,scrisse in riferimento all’Eucarestia . Non posso non citarlo , non posso non meditarlo nei limiti della mia intelligenza e cultura . Quel giovane teologo dissertò sul segno che Cristo scelse nel Sacramento dell’ Eucarestia : il pane . Pane come alimento e alimento quotidiano ,oggi forse è un po’ meno presente sulle mense . Lo osservo nei miei figli , l’apporto del pane nella loro mensa , che è poi la mia , è quotidiano , non così nella loro dieta , è un apporto non più quotidiano e credo che anche per questo motivo si vada allentando il rapporto segni – sacramento . Se il pane scompare dalla mensa quotidiana perde quel suo segno e significato di alimento quotidiano e diviene alimento saltuario dunque non più fondamentale , di conseguenza crea confusione, e ciò si propone anche come problema catechetico , cioè di trasmissione delle fede vissuta , della fede da vivere , della fede analogica . E’ vero che l’Eucarestia , come scrive il giovane Ratzinger , c’è per essere mangiata , ma il segno , il pane sta perdendo la sua primazialità tra gli alimenti delle nostre mense . I genitori cattolici , oggi più che mai dovrebbero riflettere su ciò e educare al consumo del pane le giovani generazioni , innanzi tutto consumando essi stessi quel segno che dovranno poi usare nell’educazione cristiana cattolica , nella educazione alla fede delle nuove generazioni . La diseducazione ai segni lo si legge , nella nostra diocesi già da qualche anno , anche con una certa insistenza ( che ricordo è sempre violenza ) c’è la volontà di inculcare nell’immaginario collettivo dei fedeli la celebrazione coatta del quattrocentesimo anniversario dell’incoronazione della effige delle Madonna di Oropa . La ritrosia che la gente manifesta nei confronti di questo che in diocesi , sbagliando, viene denominato e spacciato come “ evento “ , a cui penosamente viene aggiunto l’aggettivo “ epocale “ , sta nel fatto che le nuove generazioni non capiscono più il significato “dell’incoronazione” perché è tramontata la figura del re , nè oggi è più proponibile , non è più presente la monarchia né sono esperibili praticamente e visivamente i suoi riti e i suoi segni . Non sapere più riconoscere i segni , non essere più educati ad essi significa , o meglio ha significato perdere un patrimonio di cultura , significa non sapere più leggere la tradizione , da cui la Tradizione . Dalle banalità nasce l’irreparabile . Quel pane , che questa Chiesa non distribuisce più nelle mense , ( è un eufemismo, naturalmente e anche una provocazione ) ma nelle mense caritas , mense cattoliche si distribuisce ciò che avanzano ristoranti o mense aziendali e si presta una certa attenzione alla distribuzione di cibi scelti per non urtare la sensibilità di ospiti di altre religioni , non riconoscendo la centralità del pane . Quando progettai i locali che ospitano la mensa caritas della mia città, che è stata chiamata “ Il pane quotidiano “ avevo intenzione di regalare la riproduzione ( in formato reale ) di una fotografia che ritraeva un frate cappuccino con la sporta a tracolla che , durante la questua , riceveva da un bambino una pagnotta …. fui invitato a desistere …. rientra tutto nell’educazione ai segni ,o meglio nell’ineducazione ai segni …. nella vergogna per i segni . Il giovane Ratzinger non si vergognava in quegli anni di sostenere che ciò che interessava al Signore non erano i “ tabernacoli di pietra “ ( che certa teologia oggi , spacciandoli come segni eucaristici , individua nelle mense caritas o nell’elemosina spicciola ) ma i “ tabernacoli viventi “ questi definiti dal teologo tedesco : “ ….. uomini che siano colmi del suo Spirito e che siano pronti a rendere presente lo Spirito e la realtà di Gesù Cristo in questo mondo “ . Uomini o tabernacoli viventi continua il giovane Ratzinger : “ veramente necessari : in mezzo al mondo in cui viviamo , in mezzo agli uomini che sono intorno a noi “ . Altro aspetto che chi ,come il mio vescovo sostenitore dello slogan “ più Messa ,meno Messe “ o come la chiesa del signor B. ( al secolo signor Bianchi ) , che smarrendo di fatto il significato dei segni , il linguaggio dei segni ,si adagiano per conformismo e convenienza e non colgono più ciò che scrisse nel 1960 , in epoca preconciliare , colui che salirà al soglio di Pietro assumendo il nome di Benedetto XVI ovvero : “ I comunicanti mangiano l’unico e medesimo pane , Cristo , il Signore “ dunque non colgono più il segno dell’unità e dell’unico e vero convivio , infatti li sentiamo sproloquiare di stranieri , migranti , solo di questo , solo di filantropia e di amministrazione ma non di amore …… perché Deus caritas est , Dio è quello : amore . Questa gente non più abituata a parlare di Dio , non ci parla più di Dio e il perché di ciò è da ricercarsi in ciò che quegli stessi frati , figli dell’ aristocrazia e della borghesia capitalistica europea , rinfacciavano a Francesco d’ Assisi al primo capitolo del nascente ordine : troppo radicale la sua regola , cioè il Vangelo . L’amore è radicalità , non filantropia , l’amore è sentimento totalizzante ,dono , non azione parziale . Voglio concludere citando un altro teologo , Agostino d’ Ippona , che la Chiesa ha riconosciuto Santo e Sapiente e ,a citarlo nel suo saggio è ancora il giovane Ratzinger che riporta ciò che il Dottore, in un momento di rapimento spirituale credette di udire dalla voce del Signore : “ Io sono il pane dei forti . Mangiami . Non sarai tu però a trasformare me in te , come accade per il cibo comune , ma io trasformerò te in me “. Questo dovrebbe trasparire dalle opere della mensa caritas della mia città e questo dovrebbe essere predicato e vissuto oltre che scritto all’ingresso delle vaste proprietà della chiesa del signor B. , abbiamo bisogno di segni e non di filantropia o di parole che vanno in direzione opposta della Tradizione e dei segni stessi ….. segno come Sacramentum .