... insieme ... nello stesso luogo ...

31.05.2020 07:44 “ …. si trovavano tutti insieme nello stesso luogo … “ . Queste parole sono parte, una piccola parte , un periodo del racconto tratto dagli Atti degli Apostoli e proclamato nella prima lettura che la Liturgia della Parola propone oggi solennità di Pentecoste . La Pentecoste è una festa che il popolo di Israele celebrava e celebra , 50 giorni dopo la Pasqua ( perché è questa l’etimologia della parola che deriva dalla lingua greca ). Con la festa si commemorava il decalogo , la legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai . Ma era anche la festa delle primizie che si celebrava dopo la mietitura del grano . Giorno , dunque , di gioia per il raccolto fatto, giorno di comunione con gli altri , giorno di offerta al divino di ciò che , per sua grazia , si era raccolto dunque ricevuto , giorno di ringraziamento e condivisone ; e per i critstiani , per noi cristiani la Pentecoste fa memoria (ecco perché solennità ) di quell’evento che nella storia della salvezza è stata la discesa dello Spirito Santo sui discepoli . Comunque sia , celebrata la Pentecoste è una festa e la festa , ogni festa reca con sé gioia , è manifestazione di gioia . In generale la festa è un cerimoniale di interesse collettivo , motivato da una ricorrenza di carattere religioso o civile o famigliare che coinvolge altri , il collettivo , una pluralità di persone . Nella festa la gioia dunque si espande , dilaga , si propaga a chi è presente , a chi vi partecipa . Della festa possiamo affermare che blocca , ferma ,stoppa il tempo , il tempo della quotidianità per presentare , per proporre un’altra realtà ….. la realtà della festa , della cerimonia che non è l’ordinario , ossia ciò che si svolge continuamente , ma è lo straordinario , ovvero ciò di cui si fa esperienza saltuariamente. Se dunque siamo portati a dimenticare , anche a confondere l’ordinario per via dell’abitudine , non così è per la festa , per la cerimonia , per la solennità che per la sua straordinarietà , per la sua rarità , eccezzionalità , singolarità viene più facilmente ricordata nel tempo . Lo straordinario , nel caso specifico ciò che abbiamo ascoltato dall’odierna lettura della Sacra Scrittura avviene nel luogo dove tutti stanno : “ …. si trovavano tutti insieme nello stesso luogo … “ perché tutti coloro che erano là radunati potessero vedere e vivere immediatamente lo straordinario e, in futuro, dello straordinario , di ciò che è fuori , che è oltre l’ordinario e, tutti potessero farne esperienza , tutti potessero essere coinvolti nella e dalla festa . Nel corso di questa settimana , proprio come introduzione alla solennità della Pentecoste la Liturgia della Parola , ha proposto la lettura del Vangelo dell’Apostolo Giovanni ( Gv.17,20-21 ) in cui Gesù svela a noi che ascoltiamo che : “ … quelli che crederanno … siano una sola cosa ; come tu ,Padre , sei in me e io in te , siano anch’essi in noi …“ e sempre riportato dall’Apostolo ( Gv.17, 11 ) si è letto : “ … Padre santo , custodiscili nel tuo nome …. perché siano una sola cosa , come noi … “ . Dunque l’essere in un unico luogo , l’essere insieme , l’essere comunità non basta a definirsi o a farsi definire cristiani . Ciò che ci fa riconoscere tali per noi e per gli altri , ciò che ci indentifica come tali non è il solo stare insieme in un luogo ma è l’essere una sola cosa , essere nell’altro , dell’altro per l’altro : amarsi . L’essere una sola cosa , l’essere unità , implica l’adesione , il fondersi con , il fondersi in , il fondersi per , entrare dunque nell’altro per divenirne parte , non il confondersi , ma nell’altro identificarsi nel senso di comprendere e scoprire la propria identità . E’ l’altro dunque che mi identifica come io dò, conferisco identità all’altro da me . “ … il vero amore è il dono di sé … “ predicava don Divo Barsotti “ … il dono di sé perché l’altro ci possegga …. “ . Se sono in Dio e con lui divengo un’unica realtà , chiara è la sua identità e chiara è la mia identità . Siamo un’unica realtà ma due identità diverse ,il creatore è Lui ,Dio , io sono la creatura , io sono colui che deriva da colui che è ,e che dunque fa essere , fa esistere . Io sono conseguenza di una causa che è incausata che non ha come me una causa , di Colui che è causa iniziale e finale , che è causa di se stesso , che è causa dell’immanente e del trascendente , del visibile e dell’invisibile , d3el mondano e dell’oltremondano . E’ in quel posto , in cui i discepoli stavano insieme , radunati per e in nome di Dio che lo Spirito Santo scese accompagnato da un fragore dal cielo : “ …. venne all’improvviso un fragore dal cielo … “ e da “ … un vento che si abbatte impetuoso … “ . Lo Spirito dunque è forza ed evento , è l’evento che con forza penetra nella mia intimità , prende possesso della mia intimità , mi seduce . L’essere dunque radunati in nome di Dio : “ … Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro … “ ( Mt.18,20 ) è certezza della sua Presenza , della presenza di Dio ,della potenza di Dio , che fa essere una sola cosa con il divino , fa essere unità , immette nella Trinità che è perfezione di unità e comunità . Noi sappiamo dai Padri della Chiesa , dunque dalla Tradizione che il termine pericoresi significa , rotazione , movimento circolare , penetrazione . E’ un termine specifico della Teologia Trinitaria in cui le tre persone , Padre , Figlio e Spirito Santo si compenetrano reciprocamente entrano cioè una nell’altra intimamente sino a fondersi in esse ,sino a divenire, ad essere una sola cosa , Dio , pur conservando la loro specifica identità . Analogamente gli sposi , essi divengono nell’atto sponsale una sola cosa , unità , un ‘ unica persona perché la penetrazione che è unione , atto con cui ci si unisce , unità , rende unici pur rimanendo , degli sposi , integra la loro identità . In entrambe i casi ,in entrambe gli atti , nell’unione emerge la gioia , il compiacimento : “ …. Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto…. “ . ( Mt.3,17 ) Dio sa dunque compiacersi , gioire ,godere . Ciò che spinge all’unione è l’amore che è lo spogliamento di sé di fronte all’altro , è la totale disponibilità di come sono , di cosa sono , è l’abbandono fisico e intimo all’altro , il totale abbandono , la totale fiducia , fede , sino a perdersi nell’altro perché l’altro ritrovi e sia ritrovato , scoperto , svelato , realizzato . Frutto dell’amore è la generazione , che è ciò che si tramanda , ciò che travalica il tempo , ciò che è eterno , l’eternità , la Tradizione . Ora sul piano di ciò che realmente siamo , sul piano della nostra essenza , del nostro essere , che è diverso da come appariamo , da come ci mostriamo , sul piano dell’essere dunque la gioia è l’ordinario e non lo straordinario . Lo straordinario solitamente è realtà di come noi vogliamo apparire , di fatto una realtà virtuale , perché diamo di noi una immagine che non è , che non esiste . Purtroppo abbiamo la compiacenza di presentarci non per come siamo , ma per come vorremmo essere . Per la realtà virtuale che ci siamo imposti , o che ci hanno imposto di vivere noi riteniamo che la gioia si identifichi nello straordinario . Ma nella realtà che il cristiano è chiamato a vivere , l’essenza della realtà , la gioia è l’ordinario perché è la gioia , il roteare , la danza , la compenetrazione ciò che la Trinità vive da sempre e per sempre ( perché Dio è da sempre e per sempre ) è anch’essa da sempre e per sempre gioia : “ … perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena … “ . ( Gv.15,11 ) Nell’essere cristiano , nell’essenza che è il particolare modo di essere del cristiano la gioia dunque è l’ordinario , è la quotidianità , perché l’essere cristiano , la sua essenza è di natura divina dunque trinitaria . Il nostro essere è invitato a vivere nel seno del Padre , dunque del Figlio , quindi dello Spirito Santo che sono da sempre e per sempre , sono l’eternità a cui noi siamo chiamati , siamo invitati ad essere . Il Padre crea , dunque è colui che preesiste alla creazione , fa essere la creazione e il creato ; il Figlio , immagine , volto del Padre , è colui per il quale tutte le cose furono create , così scrisse Paolo ai Colossesi (1,15-16 ) : “ … Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili … “ e lo Spirito Santo è colui che al tempo della creazione aleggiava sulle acque : “ … In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque … “ . Dio dunque la Trinità è da sempre e in essa l’uomo è invitato a partecipare perché l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio ( Gen.1 ,27 ) : “ … Dio creò l'uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò ; maschio e femmina li creò … “ quel Dio che è trino perché non crea , ma creano si legge infatti nel libro della Genesi (1,26 ) il dialogo trinitario prima della creazione dell’uomo : “ … Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza … “ in cui si documenta che Dio è trino , è in sè comunità e come l’uomo fosse nei pensieri di Dio ,del Dio trino , come fosse già preesistente alla creazione perché già esistente nella sua volontà ,nella volontà di Dio , fosse per Dio possibile . Ma qual è dunque questa gioia ? Come si materializza ? Come si rende efficace per l’uomo la gioia che il Dio Trinitario porta con sé ? Risponde a ciò San Paolo nella sua prima lettera ai Corinti ( 2,10-12 ) : “ …. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato …. “ . Stare insieme nel luogo ,in questo luogo la Chiesa , la Domus Dei , la casa di Dio , identificarci come cristiani cioè seguaci di Cristo , del Figlio di Dio , di Dio , ha come risvolto la conoscenza di tutto ciò che Dio ci ha donato ,dunque di se stesso , del Figlio , del suo Spirito e di tutto il creato . Significa acquisire sapienza e conoscenza e intelligenza , significa dunque dal divino essere elevati , innalzati perché divini , perché analogamente , per analogia al suo pari , al pari di Dio .