Il mio prossimo ? ...

13.07.2019 14:54 “ …. E chi è il mio prossimo ? … “ chiede a Gesù un dottore della Legge . La domanda duqnue è , e può essere rivolta ad ognuno di noi , fratelli cristiani : “ ... Chi è il mio prossimo ? … “ . E’ colui che soccorre quel bisognoso , quel uomo aggredito , malmenato e derubato sulla strada che da Gerusalemme scende a Gerico , come ci racconta Luca nel brano di Vangelo che la liturgia della Parola propone oggi , XV domenica del Tempo Ordinario ? Il prossimo , il mio prossimo è colui che è più vicino a me , è nel mio spazio , nel mio tempo , nel mio raggio di azione , colui che gli eventi portano ad essere molto vicino a me . Il mio prossimo è colui che incontro , e in senso temporale potremmo dire che è l’immediato , ciò che sta per capitare , il futuro prossimo a venire . Il profeta Isaia (58,6-7 ) nel definire il digiuno , ci fa intendere chi lui intende per prossimo e lo descrive ponendo una priorità ad un suo elenco : il prossimo secondo quanto scrive il profeta Isaia è il non “ … distogliere gli occhi da quelli della tua carne …. “ . Dunque il mio prossimo , il nostro prossimo fratelli cristiani , secondo il profeta sono i nostri famigliari che precedono quel genere di umanità che Isaia identifica : negli affamati , negli assetati , negli oppressi , nei prigionieri , nei senza tetto , negli ignudi ? Il mio prossimo dunque è innanzitutto colui o coloro che mi sono famigliari , consanguinei ? La consanguineità , la famigliarità , richiama l’amore , l’atteggiamento , il sentimento del padre verso i figli e viceversa , l’attegiamento e il sentimento che contraddistingue e lega gli sposi . Mi è prossimo colui che amo , colui al quale non solo affido la mia vita , ma che sono pronto per lui a sacrificare la mia vita , affinchè lui sia , lui esista , possa esistere . Io sono il prossimo per il Cristo , perché il Cristo per me ha dato la sua vita , il Cristo mi ha amato , mentre il mio prossimo non è il Cristo perché io non dò la mia vita per lui , non saprei dare la mia vita per lui . I martiri , hanno dimostrato che il loro prossimo è Cristo , lo hanno infatti amato totalmente sino a dare la vita per Lui , sino all’estremo sacrificio , dare , sacrificare il bene più prezioso la vita , affinchè Lui , il Cristo , fosse , potesse essere , esistere , vivere . Gesù , nel brano di Vangelo poc’anzi proclamato sembra volerci far comprendere che non si può confondere l’amore con la compassione . L’uomo che soccorre è colui che ha compassione , che percepisce emozionalmente la sofferenza di cui fa esperienza , la sofferenza che vede , adoperandosi per quanto può , secondo la sua disponibilità , secondo le sue possibilità per alleviarla . Un filantropo senza dubbio ma possiamo dire che quel sentire , che quel percepire , quel sentimento sia amore , è amore ? Possiamo rispondere che quell’uomo è sicuramente sulla via giusta , che è ben instradato , che è in direzione , che sta dirigendosi e camminando verso l’amore , ma che quel sentire , quel sentimento la compassione che lui prova per quel bisognoso sia amore , beh no , dobbiamo dire che non è amore , che l’amore è altra cosa , è altro sentire , è altra esperienza , è altro sentimento . Gesù dice ( Gv. 15,13 ) : “…..Nessuno ha un amore più grande di questo : dare la vita per i propri amici ... “ e ancora Giovanni ( 3, 16 ) riporta queste parole di Gesù : “ … Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui ... abbia la vita eterna …. “ e questo , fratelli cristiani , è amore perché come afferma Giovanni nella sua prima lettera (4,8 ) : “ … Dio è amore … “ e prosegue (Gv. 4,7 ) esortando “ … Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio… “ . Dunque chi incontra : “ … colui che è caduto nelle mani dei briganti … “ come lo definisce Luca nel suo Vangelo , ha compassione , soffre con lui , si adopera per risollevare , per alleviare le sue sofferenze ma non lo ama come il padre ama il figlio e viceversa o come la sposo ama la sposa e viceversa , e la prova di ciò è richiusa nelle parole che Gesù rivolge al dottore della legge alla fine del brano ossia : “ … Và e anche tu fa così ...” cioè comunica al lettore e all’ascoltaore del racconto che il dottore della legge non può , non sa spingersi oltre alla compassione ,si ferma alla compassione non passa oltre , all’amore per quell’uomo , perché quel dottore della legge non ne è capace , come non lo siamo noi fratelli cristiani. Le figure di chi lascia ogni cosa per seguire l’altro , per dare la loro vita a favore dell’altro sono ben delineate nella scrittura tra le tante vi ricordo : il profeta Eliseo , Giovanni il Battista , gli apostoli …. figure che fanno paura per la loro risolutezza , per la loro radicalità , figure che hanno ispirato molti seguaci , ma pochi , pochissimi imitatori . Spesso si è accostata la figura di chi nella parabola ha soccorso l’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico a Gesù , ma Gesù va oltre alla compassione , Gesù ama , Gesù è Dio e Dio è amore , cioè ben di più che la sola compassione . Di sé Gesù dice ( Mt. 12,41-42 ) : “ …. ed ecco qui c’è più di Giona … ed ecco, qui c'è più che Salomone! … “ . Quell’uomo, quel filantropo , è sicuramente sulla via giusta , sulla via dell’amore ma deve ancora mettersi dietro al Maestro , camminare guardando la sua nuca , guardando dove il Maestro mette i piedi , deve ancora imparare ad imitare il Maestro , come ebbe dire Gesù a Pietro ( Mc.8,33 ) : “ … Va' dietro a me, Satana ! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini … “ . Quell’uomo ha dimostrato nel brano di Vangelo appena proclamato i limiti dell’umanità che è il pensare e il vivere secondo i suoi schemi , vivere e pensare secondo gli uomini ma non secondo Dio . Evangelicamente quell’uomo vuole bene , ma non ama , e confonde la benevolenza , la filantropia , all’amore come osserva Gesù chiedendo a Pietro per ben tre volte ( Gv. 21, 15-17 ) : “ … Simone, figlio di Giovanni , mi ami più di costoro? … “ sentendensi rispondere , dopo la terza volta da un Pietro spazientito ma fermo nel suo limitato sentire : “ … Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene … “ . Da quelle risposte dunque Gesù comprende i limiti e le povertà di Pietro , che sono i limiti dell’uomo , i nostri limiti fratelli cristiani , i limiti della nostra natura umana , i limiti dell’umanità . E’ necessario fare esperienze forti , dirette , scioccanti , toccanti per comprendere l’amore ? E’ necessario mettere il dito nelle piaghe del Cristo per comprendere ? Risponde Paolo con le parole indirizzate ai Corinti nella sua prima lettera ( 2, 9 ) : “ …. Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d'uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che l'amano …. “ .