IDENTITA' E DIGNITA'

04.12.2016 15:16

Isaia nel profetare la venuta del Cristo , che è novità del vivere , che è portatore di nuova vita , identifica , quella venuta , con la venuta nel mondo di ogni essere umano , di ogni creature divina , di ogni figlio di Dio . Il Cristo è creatura come noi , come ognuno di noi , è uomo come noi ed è figlio come lo siamo noi …. è vero …. secondo la sua natura , ma come noi è figlio ….. se lui è la novità , così lo siamo noi …. analogamente lo siamo noi , per usare un termine caro e significativo della teologia cattolica …. per analogia siamo come il Cristo , figli come Lui è Figlio , divini come Lui è Dio . Siamo chiamati dunque ad un nuovo corso , ad una nuova vita , ad una nuova esistenza perché su di noi si è posato : “ …. lo spirito del Signore , spirito di sapienza e di intelligenza , spirito di consiglio e di fortezza , spirito di conoscenza e di timore del Signore …. “ scrive e profetizza Isaia . Ogni uomo , se vuole … se vuole … attenti bene fratelli cristiani …. e volutamente lo ripeto … se vuole ( il chè significa comprendere di essere responsabilmente liberi e capaci di scegliere ) può riconoscere in sé questo nuovo corso attraverso l’attenzione , la solitaria , cercata e pacata attesa e la sobrietà di vita ….. come la figura del Battista che Matteo indica a noi evocandola nel suo Vangelo : “ …. Voce di uno che grida nel deserto …. portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi , il suo cibo erano cavallette e miele selvatico … “ . Da questa scelta forte , determinata , radicale , libera , responsabile , pedagogica e formativa si riceve istruzione , sapienza , intelligenza , consiglio , fortezza , conoscenza , perseveranza , consolazione , speranza , giustizia , fedeltà , conversione , accoglienza , misericordia ….. parole che leggiamo e apprendiamo nelle tre letture proposte dalla sapienza della Chiesa attraverso la liturgia della Parola nella II domenica di questo tempo di Avvento che oggi ci è dato di vivere ….. parole tratte dal libro del profeta Isaia , dalla lettera di Paolo ai Romani , dal Vangelo secondo Matteo … dalla Parola di Dio … che è persona , parole che richiamano una nuova vita , una nuova esistenza , come si è detto un nuovo corso , una nuova identità , la nostra vera identità , il nostro essere pienamente cristiani , cioè uomini . La novità non può non essere salutata positivamente dal popolo , che è il depositario della Parola perché ad esso è rivolta ( perché la Parola è giudizio e condanna per i farisei e i sadducei : “ Razza di vipere …. “…. lo leggiamo nel Vangelo scritto e tramandato per far conoscere , per istruire …. ieri , farisei e sadducei … oggi il potere costituito , qualsiasi genere di potere … pubblico o privato che sia … e leggendo ciò comprendiamo invece che la Parola non è condanna per il popolo ) …. la Parola è per il popolo e del popolo perché è nel popolo che si è incarnato il Figlio di Dio . Dio dunque è popolo , nel popolo , dal popolo , per il popolo , con il popolo … analogamente lo è , per analogia . Il popolo leggiamo in Matteo è rappresentato da quell’accorrere : “… accorrevano …. Gerusalemme , tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano “ … annota Matteo . L’avidità del sapere , dell’essere riempiti di parole e immagini feconde : “ …. la giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi … “ come se Isaia dipingesse un quadro o poetasse …. quell’accorrere artistico , creativo dunque è formativo , spinge il popolo a sperare e a sognare , lo rende colto e cultuale . Isaia propone , descrive , disegna , rappresenta il sogno …. un sogno che apre l’immaginario dell’uomo sul giardino , sull’eden sul recupero di quell’ordine , di quell’armonia forse ( solo forse ) perduta … quell’accorrere è percepire nella Parola la ricapitolazione di tutto , la sintesi di tutto : l’attesa …. l’attesa del nostro nuovamente essere , del nuovamente esistere attraverso un segno …. il battesimo , nuovo modo per la conoscenza di se stessi , quella conoscenza che non è apparenza , ma sapienza , sapore, sostanza … ciò che sta sotto , nel nostro sub strato , quella parte che ha poco spazio per emergere in un mondo costituito da sadducei e farisei . Dal deserto , non dal nulla , dal deserto cioè dalla pienezza di se stessi emerge la sostanza , dal silenzio che è presenza … emerge la sostanza , l’esistenza , la nuova esistenza , la vera esistenza , ciò che vale la pena vivere , quel valore in più che farà salire Cristo , il Figlio di Dio sulla croce , dove nessuno accorse e nessuno accorre . Attenzione fratelli cristiani che le vipere inoculano il veleno , sono ( come si legge nel racconto del libro dell’ Esodo ) nell’accampamento , cioè , in mezzo a noi , nel nostro modo di vivere per mordere e di conseguenza farci morire condurci in uno stato di asservimento , di schiavitù , di idolatria , cioè di non conoscenza di sé , ma della conoscenza del superfluo , del futile , della negazione dell’essenziale …. Solo guardando in alto , alzando il capo ad osservare il Cristo che pende dalla croce comprendiamo la nostra vera esistenza , che viene dal deserto che è in noi , un’aridità che è fecondità ….. come le immagini che Isaia evoca nella prima lettura , una nuova realtà , l’opposto di quella che viviamo se siamo noi a volerlo , a trasformarla . In questa attesa ci sono tutti i segni , bisogna solo guardare verso di essi , accorgersi della loro presenza , ragionarli oltre che raccoglierli ed accoglierli . Viene tra di noi Dio , non per mostrare la sua divinità , ma perché noi ci si accorga della nostra divinità . La divinità non porta in sé sensi di colpa ma la piena maturità di se stessi , identità e dignità … questo trasmette il Cristo avvolto in fasce nella mangiatoia e che pende dalla croce ….. identità e dignità , questo attendiamo e questo Dio si attende da noi .