... dittatura del relativismo ? ...

18.09.2021 07:32 Chi è l’uomo ? Fratelli cristiani chi siamo noi che siamo definiti e che ci definiamo uomini, umanità ? Il libro della Sapienza rivela l’amara realtà , l’amara verità : siamo coloro che tendono le insidie al giusto , perché il giusto è l’incomodo che “ ... si oppone alle nostre azioni ... “ che “ ... ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta ... “ questa è dunque la nostra identità , l’identità dell’umanità , lo abbiamo ascoltato nella prima lettura che la Liturgia della Parola ci offre oggi XXV domenica del Tempo Ordinario . Siamo coloro che tramano contro il giusto , perché siamo ingiusti, perché in noi non abita la giustizia ma le giustizie, molteplici giustizie ; dunque non è più in noi un solo metro di giudizio , ma più metri di giudizio e ,ciò che è giusto, non è più assoluto, ma relativo e con ciò si aprono , anzi si spalancano le porte al relativismo che nega la conoscenza assoluta o la possibilità di giungere ad una definizione assoluta e definitiva della conoscenza . Le giustizie che provengono dal relativo seguono le mode , il momento , l’attimo , non hanno uno sguardo oltre il presente , in direzione del futuro , di cosa sarà , di cosa o come saremo , perché non possiedono un passato , non hanno una storia , una tradizione , un’origine ; tutto nasce e si consuma in un attimo, in una infinitesimale frazione di tempo senza pensare a ciò che ne consegue , perché ciò che conta è soddisfare l’immediato , il bisogno immediato ; è la ricerca e la compensazione smodata di acquisire cose visibili , non certamente quelle invisibili , lo insegna San Paolo apostolo nella sua seconda lettera ai Corinti ( 4,18 ). Egli scrisse ad essi per far giungere a noi attraverso la via della Tradizione che è la Sacra Scrittura: “ ... le cose visibili sono di un momento , quelle invisibili sono eterne ... “ . La moda ,le mode passano, la tradizione , che è stabile ,rimane e si tramanda , provenendo essa dal passato vive il presente e si proietta nel futuro ... è eterna , definita e definitiva . Pronunciò queste parole papa Benedetto XVI nella sua omelia durante la Missa Pro Eligendo Romamo Pontefice nel ormai lontano lunedì 18 aprile 2005 : “ ... il relativismo , cioè il lasciarsi portare – qua e là da qualsiasi vento di dottrina – appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi moderni . Si va costituendo una dittatuura del relativismo che non riconosce nulla di definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie ... “ . Così , in questo modo , secondo questa modalità si tendono insidie al giusto , al vero , al reale , al definitivo , all’unico , all’unità che è causa di confronto con il nostro io , con le nostre voglie che sono insane, sempre insane perchè tentate e dominate da forze irragionevoli e crudeli . Giacomo nella seconda lettura poc’anzi proclamata le elenca queste forze : gelosia , spirito di contesa ,disordine , cattive azioni ,guerre , liti che sono conseguenza delle nostre passioni , dei nostri desideri incontrollati ma non incontrollabili , della frustrazione che deriva dalla nostra incapacità di possedere , di ottenere , sinanche di chiedere . Siamo in balia , ci siamo consegnati volontariamente all’istinto di soddisfare le nostre passioni , che è ciò che è incontrasto con le esigenze della razionalità e dell’obbiettività e stiamo marciando a passo veloce ,o meglio di corsa , per non dire che già ci siamo consegnati alla schiavitù ,alla dipendenza che è l’esatto contrario della libertà e dell’indipendenza che sono ciò che identifica , che conferisce identità , che educa ad essere e ci fa riconoscere l’essere che è l’altro da noi. Le passioni , ed il disordine che da esse scaturisce sono messe in evidenze da Marco quando racconta che gli apostoli nell’attraversare la Galilea dopo avere ascoltato la profezia di Gesù sulla sua Passione e Morte ( Lui, Gesù il giusto , sottointeso -e neanche tanto velatamente- nel libro della Sapienza ) discutevano su chi tra di loro fosse il più grande . La pedagogia di Gesù è quella del maestro , che comprende che i suoi discepoli non riescono ad intendere le sue parole, sono deficitari nell’apprendere, dunque per meglio chiarirle le figura , le trasforma in immagine , nel reale ciò che possono vedere e se vogliono toccare, sperimentare : “ ... e preso un bambino , lo pose in mezzo a loro ...” racconta Marco nel brano di Vangelo poc’anzi proclamato . Fissando questa immagine vi trascrivo le parole che Mons. Massimo Giustetti , già vescovo di questa Diocesi , scrisse nella sua lettera pastorale per l’Anno Giubilare 2000 riferendosi allo stesso episodio dell’odierno Vangelo ma con autore Matteo anziché Marco : “ ... La lezione di Gesù ai discepoli è plastica ! E molto chiara . Si tratta , come i bambini , di lasciarsi condurre per mano senza malizia e con fiducia illimitata ... “ e proseguiva il presule “ ... Secondo Gesù dunque esiste vera conversione se uno non ha più fiducia in se stesso , se uno non intende salvarsi con le proprie forze , se uno non guarda più a se stesso ma confida arditamente in Dio e tutto si apetta da Lui ... “ genesi di come comprendere il proprio essere e l’essere che è l’altro da sé . Padre Massimo ( così si presentava dunque si riconosceva ) in questa sua meditazione e attraverso l’immagine di una mano che accompagna , figura la fede , dà un’immagine famigliare , un volto , un corpo alla fede . Sì, la fede ha un corpo e un volto famigliare, oggetto della fede è il Signore Gesù come che come reciteremo tra poco nella professione di fede, la preghiera del Credo , è “ ... vero Dio e vero uomo ... “ ; è reale benchè immanente , visibile ma anche invisibile , ma sempre presente perché eterno ; è famigliare perché fratello , figlio dello stesso Padre e nello steso tempo è Padre e autore della vita perché Trinitario . Anche Benedetto XVI ( mi riferisco sempre alla sua omelia pronunciata nel giorno del suo insediamannto alla cattedra che fu di Pietro ) figura , dà corpo e volto a chi è capace di condurci per mano fuori dalle nostre passioni , dal relativismo che ci rende dipendenti : “ .. Noi ... “ disse il papa emerito “ ... abbiamo un’altra misura : il Figlio di Dio , il vero uomo . E’ lui la misura del vero umanesimo . Adulta non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità ; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo . E’ questa amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio di discernere tra vero e falso ,tra inganno e verità ... Ed è questa fede - solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità .... In Cristo coincidono verità e carità ... “ . Alla moda , al visibile si contrappone la fede che , come ci insegna San Paolo (Eb.11,1-3) : “ ... è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono ... sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede ... “ . Questo trasmette il giusto , questo trasmette il bambino che muto è posto in mezzo a noi e ci osserva , osserva ognuno di noi , che lo accerchiamo . Entrambi , il giusto ed il bambino , trasmettono , parlando ad alta voce e urlando : “ ... Sali su un alto monte,tu che annunci liete notizie ..... Alza la tua voce con forza,tu che annunci liete notizie.... Alza la voce, non temere; annuncia .... Ecco, il Signore Dio viene con potenza ...“ egli ha con sé il premio ... Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri. ( Is.40,9-11 )