.... Cristiano, non cocciuto, conformista ...

30.08.2020 08:50 “ … Non conformatevi a questo mondo , ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare , per poter discernere la volontà di Dio , ciò che è buono , a lui gradito e perfetto … “ con queste parole Paolo caldeggia , sostiene , promuove , incita la comunità di Roma e di conseguenza noi fratelli cristiani che in questa XXII domenica del Tempo Ordinario ci siamo radunati per ascoltare questa Parola che la Liturgia oggi ci ha proposto . E’ l’esplicito invito di Dio attraverso le parole dell’apostolo a rinnovare , confrontandolo con la Parola , il nostro modo di pensare perché ciò fa sì che non ci si conformi a questo mondo , alla mentalità di questo mondo perché noi fratelli pur essendo nel mondo , non siamo di questo mondo , come afferma Gesù nel vangelo scritto da Giovanni ( 17 ,11 ) : “ … essi … sono nel mondo … “ ma “ … non sono del mondo … “ ( 17,14 ) e ciò non fa di noi esseri speciali , super-uomini , ma diversi sì . E’ vero , innegabile, siamo qui in questo mondo , siamo parte di esso ma non gli apparteniamo , perché il mondo non ci ha generati , ma piuttosto possiamo dire , affermare che l’appartenenza al mondo , l’essersi ad esso affidati ci ha “ degenerati “ , cioè ci ha allontanato dai caratteri originari che sono insiti in noi e radicati in noi , mutandoci in peggio e ciò avvenne , è avvenuto subito , all’origine , ai nostri progenitori nel giardino in Eden . L’appartenere al mondo ,l’essere del mondo , l’avere scelto il mondo , la mondanità anziché Dio ci ha fatto perdere l’originalità del nostro essere , la diversità , trasformandoci in copie di altro , in seguaci di mode , non certo della Tradizione . Abbiamo scelto di non essere , ma di assomigliare , di copiare ; abbiamo scelto la parzialità perdendo l’identità quando avevamo guadagnato la totalità , l’unicità , l’universalità . Vivere parzialmente , significa non vivere al meglio tutte le nostre potenzialità , è come se un seme anziché gettato nella terra , messo a dimora , lo si riponesse in una giara . Si conserverebbe ma non geminerebbe , rimarrebbe per sempre in potenza una pianta con la capacità di generare ma in atto un seme obbligato alla sterilità , come la parabola della mina nascosta in un fazzoletto anziché investista o depositata in banca , che Gesù racconta e Luca trascrive nel suo Vangelo ( 19,11-28 ) . L’essere nel mondo è il modo con il quale l’essere può pienamente essere , è l’ambito per manifestare la sua potenzialità che è proprio quella del non essere del mondo , che è quella di non appartenere la mondo ma di appartenere ad altro , all’altro mondo quello eterno , non al mondano ma all’oltremondano , è il modo per cercare di vivere la trasfigurazione di cui il Cristo fa esperienza per noi sul Tabor, perché anche per noi divenisse possibile ,fosse mezzo , possibilità . In questo mondo l’uomo benchè si illuda di essere eterno , eterno non è , anzi in questo mondo l’uomo prova , fa esperienza , come è giusto che sia , i limiti di se stesso e del mondo stesso ,l’instabilità , il finito , non l’infinito . E’ nell’altro mondo che l’uomo vive l’eternità , vive eternamente , privo cioè dei limiti che questo mondo porta con sé , le cose visibili e di esse la prima su tutte il corpo , il nostro corpo , mezzo sicuramente , ma sicuramente limite . Se ci si conforma alla mentalità di questo mondo ci si condanna alla schiavitù del limite , se diversamente non ci si conforma si trasfigura ogni cosa , si va oltre , al di là della cosa , duqnue del mondo e il limite diviene solo un passaggio all’illimitato , diviene uno sbattere di palpebre perché è questa la durata della vita se confrontata all’eternità . Pietro nella sua seconda lettera ( 3,8 ) definisce l’eternità con queste parole : “ … Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi : davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo … “ . Ecco in poche parole , in una frase , cancellati tutti i limiti e tra questi il tempo che di fronte a l Signore è sempre “ il presente “ . Il non essere del mondo è duqnue , per noi fratelli cristiani , identitario dice a chi apparteniamo, di chi siamo e chi siamo . Chi siamo ? Negli Atti degli Apostoli si legge ( 11,26 ) : “ … ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani ...“ e ad abbundantiam l’ispirato profeta Geremia ( 14,9 ) scrisse queste parole nel suo Libro : “ … Tu sei in mezzo a noi Signore , e noi siamo chiamati con il tuo nome …” e il nome del Signore è Cristo dunque siamo i seguaci di Cristo , cristiani, questa è la nostra identità , questo siamo . Circa il di chi siamo , a chi appartieniamo dobbiamo rispondere che siamo figli di Dio lo si può apprendere da quanto l’apostolo Giovanni scrisse nella sua ispirata prima lettera ( 3,1 ) : “ … Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! …. “ . Per amore , per un atto di amore siamo figli di Dio , come Cristo è Figlio di Dio , e con Lui analogamente siamo identificati da un corpo , da un’anima , da uno spirito e dalla divinità , dalla vita di grazia , conferitaci con il sacramento del battesimo . Scrisse S. Tommaso d’Aquino nelle “ Opere “ : “ …. L’Unigenito Figlio di Dio , volendoci partecipi della sua divinità , assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi da uomini dei …. “ e nel Salmo 81 così si prega : “ … voi siete dei , siete tutti figli dell’Altissimo …. “ . Conformarsi a questo mondo significa pensare dunque parlare , esprimersi quindi agire come gli uomini , lo abbiamo ascoltato nel vangelo oggi proclamato nel quale Gesù riprende Pietro esclamando : “ … Tu mi sei di scandalo , perché non pensi secondo Dio , ma secondo gli uomini ! … “ . Pensare come gli uomini significa dunque conformarsi a questo mondo , alla mentalità di questo mondo , consegnarsi alla mondanità , essere sì nel mondo ma del mondo , aspirare alla cose terrene , visibili , alle mede e non a quelle eterne , invisibili , reprimire sogni attraverso ai quali Dio parla : “ … il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno … “ si prega nel Salmo 127 o alle visioni anch’esse mezzo attraverso il quale Dio comunica , si manifesta all’uomo : “ … Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese… “ scrive Giovanni nell’Apocalisse ( 1,10-11 ) . Pensare dunque come gli uomini e non da cristiani significa reprimere , soffocare la possibilità , la modalità , il mondo che Dio propone all’uomo per guidarlo alla felicità , alla gioia , alla realizzazione di se stesso . Gesù ad un cocciuto Pietro , comanda di mettersi dietro a lui : “ … Va’ dietro a me … “ , gli impone cioè un luogo , un ambito , uno spazio da occupare che è quello di seguire il Maestro , che è quello di imparare , di ascoltare ancor prima di parlare , di apprendere l’inconoscibile e in modo diverso il conosciuto . “ Lectio , oratio , meditatio , ruminatio , contemplatio , actio o deliberatio “ era ed è ancora oggi la vecchia regola con cui i monaci si accostavano e si accostano alla Parola , al conoscibile che altro non é che l’inconoscibile che per Grazia diviene conoscibile . In buona sostanza prima di passare all’azione , prima di parlare occorre ascoltare , pregare , meditare , ruminare cioè soffermarsi a lungo , rivalutare il valutato quindi contemplare e solamente dopo tutta la sequenza è concesso , ci si può concedere di parlare , di agire , di deliberare cioè decidere , stabilire il discusso , il ponderato . Di S.Domenico di Guzman , fondatore dell’Ordine dei Predicatori ( conosciuti come domenicani ) , si diceva che parlava di Dio perché parlava con Dio e ciò lo portò a lasciare il suo caldo stallo nel coro nell’Ordine dei Canonici Regolari per fondare un Ordine mendicante e vivere da itinerante mendicante. Ecco un chiaro esempio di come non conformarsi alla mentalità di questo mondo e di pensare secondo Dio.