CONOSCENZE E IDENTITA'

07.05.2017 16:00

“ … egli chiama le sue pecore , ciascuna per nome …. “ se le pecore siamo noi , fratelli cristiani , ognuno di noi ….. beh allora significa che il guardiano , il pastore , il Signore ha chiara la nostra identità …. ai suoi occhi siamo chi veramente siamo ….. non quello che vorremmo essere . Possiamo nascondere la nostra identità a noi stessi , non al Signore , non a chi ci ha creati , al Creatore . Siamo stati plasmati con le sue mani e animati con il suo alito dunque per il Signore siamo come vetri trasparenti e non specchi riflettenti dietro ai quali spesso , troppo spesso ci rifugiamo , ci nascondiamo . Il nome , il nostro nome personale , dunque è l’identità , è il conosciuto ciò che si può conoscere , che si deve conoscere …. che si può conoscere …. e se c’è il conosciuto ( ciò che si può conoscere ) è perché c’è chi è oggetto e soggetto di conoscenza …. e chi vuole conoscere ….. il conoscente , il conoscitore … ci sono le parti il conoscente ed il conosciuto e l’atto , l’azione : il conoscere . L’identità è frutto delle parti e dell’atto , senza uno dei tre non ci sarebbe identità . L’identità è dunque azione , dunque sforzo , sforzo intellettuale e fisico , coinvolge la mente , il cuore , l’anima , lo spirito ed il corpo … l’identità dell’uomo nella logica Paolina , di S. Paolo , e ciò vale per l’uomo e per Dio . Dio identifica l’uomo attraverso la sua illimitata conoscenza e l’uomo parimenti identifica Dio attraverso la sua limitata conoscenza , dunque reciprocamente tendono a conoscersi , Dio perché è conoscenza , l’uomo perché cerca e tende alla conoscenza . Dio chiama l’uomo per nome …. ogni uomo con il proprio nome , appropriatamente , e l’uomo chiama Dio con il suo nome : Dio , Padre , Signore , Trinità . Il chiamare implica la conoscenza , in questo caso reciproca conoscenza secondo le diverse dignità . Siamo dunque al pari di Dio che per primo chiama l’uomo e l’uomo chiama Dio rispondendogli , entrambi si chiamano , comunicano attraverso la domanda e la risposta ….. in economia … domanda ed offerta . Il processo di conoscenza reciproca implica il rapporto , il rapportarsi , Dio - uomo , uomo - Dio , attraverso il linguaggio conosciuto , verbale e scritto . Dio comunica con l’uomo attraverso i suoi profeti verbalmente e graficamente e attraverso suo Figlio che è Parola vivente , Parola che si fa carne , Parola che si diffonde attraverso la grafia , visibile e leggibile , dunque udibile e comprensibile …. e segno , segno di un passaggio , segno storico , esperienziale , sapienziale , intellettuale , spirituale . Sono dunque conosciuto …. colui che si fa conoscere , che si scopre ma al tempo stesso è già scoperto. Non abbiamo segreti , siamo , come prima affermavo , vetri trasparenti , cristalli che proteggono ma non possono nascondere . Tra amanti , tra l’amato e l’amante non c’è frapposizione ,non ci sono ostacoli , schermi , c’è sempre visone , c’è continua conoscenza , c’è complicità nello svelarsi , nel togliersi i veli , nel lasciarli cadere a terra , nello svelare la propria identità o lasciare che l’altro la sveli , la spogli , la metta a nudo . E’ il gioco dello sposo con la sposa e della sposa con lo sposo , non ci sono più barriere tra di loro , solo disponibilità , la loro identità diviene il conosciuto , conoscenza che nella sua perfezione è unità , bisogno di unità , non solo desiderio …. ma bisogno , necessità . Dire la propria identità , o lasciare che l’altro la colga , implica libertà , che è poi la disponibilità ….. Lasciarsi scoprire , permettere di lasciarsi scoprire è atto libero , se così non fosse l’atto sarebbe violento , contro la volontà , dunque contro la libertà . Quando dico il mio nome ,quando permetto che sia ripetuto , quando svelo chi sono è perché voglio consegnarmi e godere di questa mia libertà proprio perché esercizio di libertà . Conoscere il nome dell’altro , non è un fatto simbolico , ma profondo ….. attenzione fratelli cristiani a non farlo divenire una formalità a non consegnarlo alla sola forma ,alla superficialità . Quando Gesù svela la sua identità diviene un nemico pubblico , è condannato a morte , perché ha svelato la verità , cioè ha riportato in superficie la profondità , l’intimità . La nostra tendenza a nasconderci dietro ad uno specchio anziché presentarci svelandoci dietro ad un vetro ci dice che tendenzialmente , non per vivere , ma solo per sopravvivere , diamo una immagine di noi che non è quella che ci appartiene , scegliamo di apparire , come a dire che diamo un altro nome , non il nostro ,un falso nome , una falsa identità , che per questa società va bene , perché non ci crea , non ci ha creato , sfrutta solo la creazione …. ma a Dio al creatore che crea , conserva e preserva e non sfrutta …. non va bene . Lui ci chiama per nome , perché conosce la nostra identità , la nostra profondità , la nostra intimità , la nostra capienza e pedagogicamente vuole che, facendo esperienza di ciò che siamo , lo si dimostri attraverso le nostre capacità . Offre il suo aiuto a renderci più capaci , più accoglienti verso noi stessi , perché il problema non è la conoscenza extra , dell’altro …. ma la conoscenza intra , di noi stessi . Prima devo conoscere me stesso …. e la prima cosa che conosco in me stesso e di me stesso è ciò che non sono , cioè la prima cosa che conosco nel processo conoscitivo è che non sono Dio , dunque la prima cosa che conosco è Dio , che non è come sono io , né come è l’altro , ma come è Lui . Conosciuto ciò , conosco me stesso , dunque gli altri , che sono come me …. come me non sono Dio , dunque sono diversi da Dio , quindi da me . E’ un processo semplice , semplicissimo , perché Dio è semplicità , quella semplicità che è il minimo comune multiplo di ogni cosa , di ogni genere …. Dio è in ognuno e ovunque , non è prezioso , ma comune , meglio dire è comune perché prezioso …… è identità che identifica .