.. Christus natus est ...

24.12.2019 17:00 “ …..Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce ; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse …. “ ; “ … Figlio mio , è apparsa la grazia di Dio …. “ ; “ … Maria …. diede alla luce il suo figlio primogenito … troverete un bambino avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia … “ sono passi dei tre brani rispettivamente del profeta Isaia , di San Paolo nella sua lettera a Tito e dell’Evangelista Luca ,che la Liturgia della Parola propone in questa notte Santa , nella solennità del Natale del Signore . L’opportunità che si presenta , che Dio propone ad una umanità tenebrosa perché avvolta dalle tenebre è quella di non camminare più a tentoni , nel buio ma di potere individuare non solamente la via e la meta , ma di potere osservare , distinguere , gustare e compiacersi di ciò che fa da cornice , di ciò che si incontra nel cammino . Quella luce è la grazia di Dio , è la vita di Dio che è divina , e quel divino entra nella carne dell’uomo , nella nostra carne per renderci divini , come lui , Dio , è divino . La vita divina dunque è una grande luce , che risplende di luce intensa , e quel rifulgere coinvolge , illumina , rischiara , rende chiaro , comprensibile , sino a riscaldare non solo ciò che ci circonda ma ravviva i cuori , è portarice , dispensatrice di speranza. La nascita di un bambino sempre è speranza , è luce , gioia , perché è stata attesa ed è frutto di amore , è un evento , un avvenimento , un avvento , un divenire : è vita , vita eterna . Dio è in una culla , è dato , si dà , si concede dunque alle nostre cure , al nostro modo di vivere , è in attesa della nostra educazione di ricevere quei valori che Lui stesso ha in noi inculcato . Colui che è perfetto e che ha creato per noi il mondo perfetto , infatti non ha plasmato i nostri pro-genitori in una foresta , ma in un giardino cioè nell’ordine e nella cura , e quel giardino ci ha consegnato , ebbene Dio ora attende di essere plasmato dall’uomo , per quello che l’uomo può ( anziché dovrebbe ) dargli, restituirgli . Per fare un paragone è come quel genitore anziano che nel suo stato , la vecchiaia , riceve quelle cure da quel figlio che a sua volta le aveva ricevute quando era bambino . La logica dovrebbe essere restituzione di amore per amore all’ amore o dell’amore ricevuto . Ma per correttezza dobbiamo chiederci cosa noi siamo capaci a restituire a Dio ? La risposta è racchiusa nell’elenco che l’Apostolo Paolo invia alla comunità cristiana che era in Roma ( 1,18-32 ) e dopo avere letto l’elenco vi invito a riflettere se questo mondo , il mondo in cui viviamo , di cui siamo e ci sentiamo parte può vantare sembianze con il giardino delle origini , con l’Eden ? Cosa ha di giardino di Eden questo mondo ? Cosa ? Le foreste , i luoghi dove l’uomo con la sua civiltà non è giunto , non ha umiliato , beh forse quelli sono divenuti il giardino , l’Eden . Eppure Dio aveva consegnato all’uomo , al primo uomo , ai nostri progenitori un giardino , non una foresta o un bosco ma un giardino un luogo che il dizionario della nostra lingua così definisce : “ … Porzione di terreno coltivata a piante ornamentali e da fiore e adibita a luogo di ricreazione e passeggio … “ , luogo di armonia , di pace e di stupefacente bellezza . Se i Padri del deserto milleseicento anni fa nel IV secolo , già allora stanchi di vivere nel giardino voluto dall’uomo in sostituzione di quello creato da Dio , si ritirarono nei luogi deserti dell’Egitto , della Palestina e della Siria , forse è perché l’uomo nella sua indipendenza , anche e soprattutto da Dio , ha creato immondizzia e caos anziché mantenere la pulizia e l’ordine primordiale . Quegli uomini , quei monaci , furono testimoni di una fede cristiana vissuta con radicalità , da cui ebbero origine quei detti ( gli apoftegmi ) in cui traspaiono sapienza evangelica e arguzia umana . Quegli uomini trasformarono spiritualmente , trasfigurarono l’inospitalità di quei luoghi e ricrearono in quei luoghi inospitali il perduto giardino , l’Eden , tanto da richiamare numerosissimi discepoli che oggi possiamo riconoscere nelle comunità monastiche sparse nel deserto di ogni dove . Scrisse San Bernardo di Chiaravalle monaco benedettino , santo e dottore della Chiesa , fondatore dell’Ordine dei Cistercensi : “ … Si imparano molte più cose nei boschi che nei libri ; gli alberi e le rocce ci insegnano cose che non potreste ascoltare altrove … “ . Nel caos , nel disordine e nell’immondizia imposta da questo nostro modo di vivere si evade , c’è la possibilità di evadere attraverso i doni che lo Spirito Santo porta con sé ed elargisce a chi li richiede : la Sapienza , l’Intelletto , il Consiglio , la Fortezza , la Scienza , la Pietà . Non è certo l’enciclica ecologista del Santo Padre né i viaggi di una adolescente al servizio delle multinazionali , né le tante parole o manifestazioni che ci riporteranno nell’Eden . Solo la Parola ascoltata , la Parola creatrice , può ricondurci , può ricreare l’Eden , solo la Parola di Dio predicata e vissuta . Gandhi in uno dei suoi scritti “ Antiche come le montagne “ confessava di avere , nella sua vita , letto poco e ai giovani consigliava di leggere poco perché ciò che contava era vivere l’insegnamento e dell’insegnamento di un maestro che viveva ciò che insegnava e predicava , che viveva la sua parola : “ …. Non trovo affatto necessario “ scrisse il moderno asceta “ caricare i ragazzi di grandi quantità di libri . Ho sempre pensato che il vero libro di testo dell’allievo è il maestro . Rammento ben poco di quello che i miei maestri mi hanno inseganto dai libri , ma ancora oggi ho un chiaro ricordo delle cose che mi hanno insegnato indipendentemente dai libri . I fanciulli apprendono molto di più e con minor fatica con le orecchie che con gli occhi . Non ricordo di aver mai letto un libro dalla prima all’ultima pagina con i miei ragazzi . Ma diedi loro , con le mie parole , tutto quello che avevo assimilato dalla lettura di vari libri e oso dire che ne conservo ancora il ricordo nella mente . Era faticoso per loro imparare quello che imparavano dai libri , ma quello che dicevo loro a viva voce sapevano ripeterlo con la massima facilità . Leggere era per loro un dovere , ma ascoltarmi era una gioia … e le domande che le mie parole suggerivano loro mi davano una misura della loro capacità di comprensione . “ e prosegue ancora Gandhi : “ … Come l’educazione fisica doveva esere impartita mediante l’esercizio fisico , così l’educazione dello spirito era possibile soltanto mediante l’esercizio dello spirito . E l’esercizio dello spirito si fondava interamente sulla vita e sul carattere del maestro . Il maestro doveva fare molta attenzione a quello che diceva o faceva , sia che fosse o non fosse tra i soi ragazzi … “ . “…. Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei . Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno … “ sono parole di Gesù , che possiamo leggere nel Vangelo di Matteo ( 23,2-3 ) l’indiscutibile prova che sempre , da sempre l’uomo non è il Maestro , né maestro ; vive di pane , solamente di pane mentre Gesù nella sua disputa con il tentatore , con il divisore , con il diavolo ricorda all’umanità intera che : “ … Sta scritto : non di solo pane vivrà l’uomo , ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio …. “ ( Mt. 4,3-6 ) e a tal proposito vale la pena ricordare quanto sant’Ippolito scriveva nel suo trattato Contro Noèto : “ … Uno solo è Dio , fratelli , colui che non conosciamo per altra via che quella delle Sacre Scritture . Noi dobbiamo quindi sapere tutto quanto le divine Scritture ci annunziano e conoscere quanto ci insegnano … “ . I pastori furono guidati alla mangiatoia dalla luce degli angeli ; dall’immediatezza di un fenomeno colsero l’eccezzionalità dell’evento , di quell’avvenimento attraverso i segni del creato , della creazione : “ …. pernottando all’aperto vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge … “ abbiamo sentito proclamare nel Vangelo . Attraverso la manifestazione di eventi naturali , essi sono dunque parte del giardino originario proprio perché non sono fuori , al dilà del suo perimetro , hanno per tetto un cielo di stelle e sono apolidi , nomadi e questa loro condizione è la loro salvezza perché li tiene fuori , ai margini del giardino imposto dall’uomo il caos , sono ovunque e dovunque la natura gli consenta di vivere . Arriveranno anche i Magi alla mangiatoia , sapienti studiosi delle profezie, delle parole tramandate nei secoli , giunti dall’oriente guidati , dunque al seguito della luce della cometa ovvero al seguito e guidati dalla Parola che annunciava quella stella , quella luce del e nel cielo ; anch’essi non vivono più del giardino imposto dall’uomo , vivono nel caos forse ma non del caos ; ma liberi nella luce e verso la luce , divengono luce non proiettando più la loro ombra . Scrisse il profeta Isaia ( 60,3 ) : “ … Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere … “ . Buon Natale , Christus natus est !