Ascolta Israele ..

04.11.2018 08:42 “ …. Ascolta Israele … “ per ben due volte oggi , XXXI domenica del Tempo Ordinario abbiamo sentito proclamare questo invito e precisamente nella prima lettura tratta dal Libro del Deuteronomio e nel Vangelo redatto dall’evangelista Marco . E’ Dio stesso, la prima volta per mezzo di Mosè e la seconda volta direttamente , attraverso il Figlio Gesù , ad invitare Israele cioè un intero popolo dunque tutto il suo popolo , il popolo di Dio nel quale siamo compresi , del quale siamo parte anche noi fratelli in forza del battesimo che abbiamo ricevuto . Con esso infatti siamo divenuti parte del suo popolo , eterna parte del santo popolo di Dio . L’invito che Dio fa ad ognuno di noi fratelli cristiani è dunque di porsi all’ascolto , ascoltare . L’ascolto non è solo , per usare un eufemismo , ginnastica per le nostre orecchie , ascoltare significa disporsi , dunque prepararsi ad un evento . L’evento è un atto , racchiuso in uno spazio temporale , ha una durata , è quello spazio di tempo che ognuno di noi liberamente dedica a quell’azione , che nella fattispecie è ascoltare colui che parla e per quanto parla . Il corpo stesso si dispone all’ ascolto , si atteggia ad ascoltare ciò che la volontà indica , reazione all’interesse , stimolata dalla curiosità , funzioni queste che , come tante altre, l’uomo possiede e che lo identificano tale , uomo , uomo che ascolta , che sa pazientemente , avidamente e con interesse ascoltare o non ascoltare . Se le parole pronunciate catturano l’interesse , la curiosità , la volontà e la libertà dispongono il corpo , lo tendono a cogliere al massimo ciò che viene trasmesso , poi la mente , la ragione elabora , vaglia , giudica in merito e il merito di ciò che l’udito percepisce e, se è ritenuto di interesse , degno di interesse , l’ascoltato viene conservato e fatto proprio , diviene di proprietà , pronto per essere ricordato , usato al tempo ritenuto più opportuno . L’ascolto è invito alla conoscenza , dunque alla sapienza . Si ascolta generalmente ciò che non si conosce al fine di conoscere per far proprio , per impossessarsi , per possedere ciò che non si possiede , ciò di cui si è privi , affinchè possedendo se ne possa avvalere per crescere , per elevarsi , illuminarsi su ciò che era sconosciuto , non conosciuto , non ancora conosciuto , ignorato . Ascolto per conoscere lo sconosciuto , il non conosciuto , ciò che è ancora ignorato , ciò che è ancora velato , ascolto per svelare e per comprendere il velato , il nascosto . Ascolto per volgere lo sguardo verso ciò che per me non è ancora , benchè già ci sia . Ascolto perchè sia , ciò che ancora non è ; ed essere è vita , è esistere , dunque l’ascolto è ricevere vita e come conseguenza dare vita , perché se ricevo faccio essere ciò che in me non è ancora , ma se ignoro , nego , non permetto che ciò che è , sia , che esista , che si sviluppi , che si manifesti vita , esistenza e per conseguenza di fatto ignorando l’ascolto abortisco , non permetto che attecchisca ciò che invece è vita . L’ascolto , l’ascolto della Parola , dunque è un gesto divino perché è fonte di vita e l’ autore della vita è solo Dio , che riserva a coloro che si pongono al suo ascolto , dunque alla sua sequela , di potere essere collaboratori nell’atto della vita . Attraverso l’ascolto dunque non solo ricevo , ma sono messo in condizione anche di dare , dare ascolto , prestare ascolto e sono anche messo in condizione anche di replicare se il caso , e ciò è la base di un rapporto , di un rapporto tra due soggetti che possono interloquire , dialogare perché nel dialogo si ascolta l’altro , il diverso da sé , l’altro da sé . Se ascolto la parola di Dio dunque , ascolto Dio , l’altro , non ascolto me , ma l’altro da me , colui che posto di fronte a me parla , mi parla , vuole comunicare con me attraverso la parola , la sua parola , vuole farsi comprendere , affinchè si comprenda . La parola di Dio è dunque persona , persona che parla a me che ascolto , che ricevo e che giudicando , replico se aderire o non aderire ad essa . Se ricevo , se ho le capacità di ricevere ,di fare mio ciò che mi viene trasmesso allora ho qualcosa in più di ciò che già possiedo , dunque l’ascolto è fonte di ricchezza , è un valore oltre ad essere un bene . Se mi viene trasmesso qualcosa di nuovo è perché , prima di ascoltare non possedevo ciò che mi viene trasmesso . Se sono oggetto di ciò che mi viene trasmesso è perché a mia volta anch’io sia nella condizione di trasmettere , faccia essere novità ciò che per me è stata novità , conoscenza , sapienza , ricchezza , bene , atto , vita . L’ascolto poi è portare dentro , dentro a sé .La Parola ascoltata penetra dunque e se di interesse , penetra in profondità , nell’intimo la Parola è dunque intimità entra , penetra la sfera del privato . Cosa portiamo dentro ? Cosa entra nella sfera del nostro privato , della nostra intimità ? Risponde a queste domande Paolo nella sua lettera agli Ebrei ( 4, 12-13 ) : “ …. la parola di Dio è viva efficace ,e più tagliente di ogni spada a doppio taglio ; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito , delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore . Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui , ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto …. “ . Concludo con questa preghiera di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi , monaco trappista , una preghiera , a sua detta , che aveva imparato dalla sua mamma che con suo padre è stata innalzata agli onori degli altari nel 2001 : “ Signore tu sei , tu puoi , tu vedi , tu provvedi ! “ .