QUI RADIO LONDRA

09.01.2015 08:56

Attraversando piazza duomo, (la futura piazza del faraone), a lato della quale avevo parcheggiato la mia automobile sono stato assalito da un senso di non appartenenza. Sempre più mi sento di non appartenere ad una classe politica che in una giornata come questa non sente il dovere di esporre a mezz’asta la bandiera nazionale ed europea, perché è stato colpito un membro di una comunità, quella europea che dimostra di essere sempre meno comunità, (poi ci si stupisce se riemerge la voglia di nazionalismo). Sento sempre meno di appartenere ad una politica che non sente la necessità di autoconvocare il massimo organo democratico e rappresentativo della città, (il consiglio comunale con la sua giunta e il suo sindaco), per stringersi attorno ai caduti di una guerra dichiarata e da anni dichiarata. Una politica che non sente la necessità di orientare educare la cittadinanza ad un pensiero umano per l’umano, né di richiedere alla comunità mussulmana presente nel nostro territorio di esprimere la sua opinione sul fatto accaduto nella metropoli europea. Ma sempre di più non mi sento di appartenere, né di voler appartenere a questa chiesa diocesana (con la c minuscola) che attraverso i suoi rappresentanti non sente il dovere di far suonare le campane a lutto e di convocare nella cattedrale il santo popolo di Dio, (non per chiedere l’obolo per i lavori di manutenzione), ma per celebrare la santa Messa per chi a Parigi ha perso ingiustamente la vita, come il Cristo a Gerusalemme dopo un sommario processo. Mi sono poi recato a celebrare la santa Messa sino a quando sarà ancora possibile considerando la nuova politica della diocesi pubblicizzata su Lettera diocesana con il titolo “Più messa e meno messe!”,  e con i pochi fedeli che frequentano ho commentato il brano di Marco che la liturgia ieri proponeva, ricordando che il nostro Dio scende da una barca per incontrare e dialogare e guardare negli occhi il suo popolo perché uno di loro. Non resta in cielo, né chiuso in un palazzo, neppure su di una barca a guardare dall’alto la folla ma si mescola con la folla assumendone il suo odore e questo perché la sua, quella di Dio è natura umana come la nostra e divina come la nostra. Non così si comporta chi ci guida. Ho poi confessato ai fedeli, invitandoli a pregare per i parenti delle vittime che non me la sentivo proprio di ripetere, in favore degli esecutori di quel crimine quanto il Cristo chiede al Padre dalla croce:” Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Alla comunione poi, che ho amministrato sotto le due specie ho ricordato che i cristiani il sangue non lo versano ma lo assumono. Quindi concludendo la santa Messa non ho fatto elevare il canto mariano, ma recitare la preghiera dell’Eterno riposo, per quelle vittime innocenti. Dalle istituzioni, chiesa con la c minuscola in testa, non è emerso un piccolo segno di umanità, e se non emerge l’umanità non può emergere certo la carità cristiana, d’altra parte, la gente pattina al suono della musica, ed il vescovo è impegnato nell’annunciata visita pastorale cittadina e la gente vede, annota, comprende e si allontana. Una brutta pagina per le istituzioni che non sono più tra, con, e per la gente, non esiste più la polis.