PRESE UN BAMBINO E LO POSE IN MEZZO A LORO

08.12.2014 14:11

Mi soffermo sulla prima lettura tratta del libro della Genesi, fratelli cristiani. Come usa la libertà l’uomo, il primo uomo? Possiamo dire che non la usa, ma fa tentativi, è nella fase infantile o forse adolescenziale dell’uso della libertà. Dio l’ ha creato e ha instaurato con lui un rapporto schietto, gli ha dato tutto Dio, il sostentamento, gli ha posto accanto una compagna, è circondato da un giardino, cioè da un luogo curato. Eppure, ascolta chi insinua, chi pone il dubbio, cioè nulla di concreto ma ciò che uccide, il dubbio, il sospetto. Così ha usato la libertà l’uomo, (così la usiamo noi oggi), cioè l’uomo ha rotto il rapporto con Colui che per lui voleva solo il bene, rispettando la sua libertà, rompe poi il rapporto con chi gli era stato posto accanto, suo simile e complementare, cioè colei che lo completava. Quel rimpallo di accuse tra l’uomo e la donna, simili e tra di loro complementari, non costruisce, né dà seguito ad un rapporto, ma lo soffoca. Né il rapporto è costruito con il serpente, perché non è possibile costruire con il divisore, cioè con colui che separa, rompe il rapporto, colui che è scandalo, cioè pietra d’inciampo può solo nascere divisione, compromettendo l’avvenire dell’umanità tanto che la rottura del rapporto ha favorito immediatamente il conflitto che sfocia con l’uccisione di Abele da parte di Caino. Spingiamoci ancora più avanti, esplorando la Parola, cioè Dio stesso, che si dona alla nostra comprensione, alla nostra conoscenza. La giustizia di Dio pone sulla fronte di Caino un segno affinchè Caino non sia ucciso, perché Caino abbia la possibilità di comprendere, di conoscere (non di essere nudo o di esserlo stato come accade ai suoi genitori), ma di comprendere, di conoscere il rispetto per ogni forma di vita. L’uomo, noi fratelli cristiani, Caino lo giudica spesso sopprimendolo o gli ruba la libertà, lo priva di essa, costringendolo. Dio usa la conoscenza per educare, l’uomo per reprimere. E non è cancellando l’umanità (il diluvio universale), e riformandola che l’uomo comprende. Perché l’uomo non comprende? Qual è la causa scatenante della non comprensione? Il rapporto. Ciò che è da ricostruire è il rapporto, e Dio lo individua subito, tanto da stabilire con l’uomo, una alleanza, cioè cerca il dialogo aperto, a tal punto che invia uomini, i patriarchi, i profeti, per tenere viva nel cuore dell’uomo quell’alleanza, quel dialogo, e non pago di ciò, invia il proprio Figlio, l’Unigenito. Se non si parla, se non si dialoga, se il dialogo è unilaterale, monologo, il rapporto non decolla, non è nutrito, non può nascere, crescere, svilupparsi…. Non esiste. Il dialogo è conoscenza, conoscenza reciproca, conoscenza dell’altro dunque di riflesso di se stesso, so chi ho di fronte a me, ne misuro le forze, lo spessore. Nel branco l’istinto spinge il lupo a sottomettersi al capo branco, l’uomo per natura è portato a vagliare, ragionare quindi ad agire. Il rapporto con Dio, il dialogo con Lui, è interiore, avviene nella coscienza, è un dialogo personale, segreto ma che diventa pubblico, conosciuto, percepito attraverso la nostra vita, che è azione, dobbiamo essere specchio di quel rapporto, rifletterlo all’esterno. Quel dialogo è amore, gratuità, non c’è interesse alcuno, se non la mia pace, la mia armonia. Non è regolato dal tempo, né dal denaro quel rapporto. C’è, esiste, è voluto perché io valgo, perché sono al centro di un progetto, ne faccio parte, sono parte della Storia, quella che si snoda nel tempo, e della storia della salvezza perché cristiano, figlio di Dio. Nel rapporto con Dio imparo, conosco, faccio esperienza che occupo il mio posto in seno a questo mondo presente, e ho fede che ne occuperò uno in quello futuro; dipendo da Dio e dipendo anche da latri, cioè non sono solo, e altri dipendono da me. Quel rapporto mi dice che sono utile e che sono stato voluto, atteso, sperato, che sono la realizzazione di un sogno. Quel rapporto mi dice, che non smetto mai di apprendere, conoscere, perché figlio della Sapienza e della Conoscenza, dunque sapienza e conoscenza, è solo questione di conoscenza. “E prese un bambino e lo pose in mezzo a loro”. Questo è l’atto con cui Dio indica il modo di accogliere il rapporto, come un bambino. Il bambino è avido di conoscere, facilmente ascolta, recepisce, elabora. Ecco perché il Signore usa nei suoi insegnamenti la figura del bambino, non del dotto o del sapiente, ormai saturo, ma del bambino vuoto, da riempire, fresco, curioso, ancora immerso in quel mondo fantastico del mito, capace di sognare. Mi sovviene l’incontro che papa Francesco ha avuto in Assisi, alla Mensa Caritas. Un frate, il Papa e fra loro un bambino, e il dialogo, il rapporto, la conoscenza, la libertà di conoscere e farsi conoscere, il rispetto. Dobbiamo ripartire di lì fratelli cristiani per cambiare il mondo, perché la volontà di conoscere è l’inizio, il primo passo per amare, e come scrisse don Ferraris :” Se possederete la carità manifesterete il Signore”

Omelia per la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria