NON MI PIACCIONO LE PERLINE COLORATE

24.11.2014 08:43

“ Forse questa solenne, impegnativa e vincolante promessa è disattesa…” Se non è disattesa, la promessa, la mia promessa, è attuata, la sto attuando. Forse è lei che non se ne accorge tutto teso (scusi eccellenza reverendissime) al buonismo, a quel “volemose bene” che tutto copre, tanto da essere la morte di ogni sincero, quindi vero rapporto. Tacere e obbedire, cioè sottomettersi per forma, per formalismo, per salvare la forma, l’esteriorità. Ma questo non è filiale rispetto né obbedienza. Se un padre sbaglia, va avvisato e messo in guardia e ciò non è mancanza di rispetto, bensì pragmatismo, sano realismo. Porto rispetto quando sono sincero, porto rispetto e sono sincero quando mi espongo e per quello pago di persona, rischio l’essere messo da parte. Non porto rispetto quando taccio, quando per salvare le apparenze, la forma, il buon nome… faccio finta di niente, come il sacerdote del buon samaritano. Far finta di niente, non intervenire o astenersi per convenienza, per opportunismo. Avrei paura se fossi circondato da gente del genere, se pensassi che il filiale rispetto fosse alzare un tappeto e infilarci tutta la polvere che ho raccolto in giro per le stanze. L’obbedienza poi è frutto e conseguenza dell’ascolto condiviso, non è un comando che porta solo alla sottomissione coatta, non volontaria. La sottomissione è solo dovuta a Dio e nessuno può a Lui sostituirsi, seppure ricopre un ufficio superiore al mio. Il superiore deve farsi obbedire, indubbiamente, ma come conseguenza di un dialogo costruttivo, di un rapporto condiviso. L’obbedienza frutto o conseguenza di sottomissione è un trauma spesso insanabile con tragiche conseguenze, questo c’insegna la storia, pensando proprio al prossimo anno in cui ricorrerà il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. I nostri soldati diedero e subirono una cieca obbedienza che li portò alla sottomissione, all’annientamento, alla morte, io non ho promesso quello, perchè ciò che lei intende come solenne, impegnativa e vincolante promessa è null’altro che sottomissione, mentre io le ho promesso rispetto e obbedienza condivisa, cioè costruttiva. La sottomissione non costruisce, anzi è tesa alla distruzione, all’annientamento del rapporto, alla morte del rapporto e del dialogo, ed è ciò che lei mette in atto con meccanica precisione; non attende il ritorno del figlio, né risponde al figlio che è rimasto, non cerca la pecora perché ha affidato ad altri il gregge. Bisogna leggere a fondo le due parabole  sottintese. E’ lontano da me perché è lontano da tutti ed è infastidito e si pone sulla difensiva se qualcuno è in disaccordo con lei. Il disaccordo   è il normale comportamento di chi partecipa. Con il mio comportamento eccellenza reverendissima partecipo alla crescita di questa diocesi, crescita morale, spirituale, civile, religiosa, politica, sociale e se partecipo è perché sono libero, dimostro e trasmetto libertà, e l’uomo libero è rispettoso perché obbedisce, cioè ascolta la sua coscienza santuario e tempio di Dio, dove avviene l’Incontro, l’Incontro con Dio e lo scontro con se stesso, atto alla crescita per divenire uomo, non un burattino o una pedina, sottomesso e manovrabile e a cui piacciono le perline colorate, quelle perline che 200 anni or sono hanno dato inizio all’annientamento di una civiltà.