LA TERRA DEI CACHI “ELIO E LE STORIE TESE”

14.01.2015 06:19

Ancora uno sguardo al bollettino parrocchiale di S.Stefano che insegna, in modo partigiano e parziale cos’è la visita pastorale, in atto in questi giorni presso la parrocchia. Esponendo i canoni del codice di diritto canonico, lo sconosciuto redattore della specifica (non si firma), invita il profano ad andare alla ricerca e confrontare quanto riportato. Nell’azione di controllo, attraverso il codice di diritto canonico, e al nuovo dizionario di diritto canonico si evince che quanto riportato è parziale e mancante. Il can 396, composto da due parti numerate con i paragrafi 1 e 2, così recita: E’ dovere del vescovo visitare ogni anno la diocesi, o tutta o in parte, in modo che l’intera diocesi sia visitata almeno ogni quinquennio, personalmente oppure in caso di legittimo impedimento, per mezzo del vescovo coadiutore o dell’ausiliare, del vicario generale o episcopale, o di un altro presbitero. E’ facoltà del vescovo scegliere i chierici che preferisce perché lo accompagnino e lo aiutino durante la visita, riprovato ogni privilegio o consuetudine contraria. Quanto riporta il canone è ben diverso da quanto del canone è riportato nel bollettino: il vescovo è tenuto all’obbligo di visitare la diocesi. Il canone informa il santo Popolo di Dio che il vescovo deve obbligatoriamente visitare ogni cinque anni la diocesi e se la diocesi è estesa, (è specificato nel dizionario di diritto canonico), può essere coadiuvato. Ora è inesatto ciò che è riportato nel bollettino, forse per non far saper che in quattordici anni il vescovo non solo non ha portato  a termine la prima visita pastorale della diocesi, ma avrebbe dovuto essere alla fine della terza. Il codice è esplicito, significa che le diocesi Biella e Milano, devono essere visitate entro cinque anni e che la loro differenza sta solo nell’estensione e quindi nell’ausilio di coadiutori per la sola diocesi di Milano. L’informativa sul bollettino dunque non è corretta, non è completa e ciò non favorisce la chiarezza, la trasparenza, la verità. Vorrei ancora argomentare: il dizionario di diritto canonico specifica che chi coadiuva il vescovo dovrebbe occuparsi delle questioni amministrative e delle visite a cose e luoghi sacri e ancora specifica che:” il vescovo limitate al massimo le funzioni pubbliche si può dedicare agli incontri con le persone e la visita delle istituzioni”. E’ l’esatto opposto di come si svolgono le visite pastorali in diocesi, come vi avevo già informato pubblicando la lettera che il vicario zonale della città inviava ai preti della città in cui la preoccupazione del vescovo era quella che l’istituzione pubblica, (consiglio comunale) avrebbero dovuto invitarlo a presiedere la seduta straordinaria. Così riporta la missiva del vicario zonale: “ ho parlato con il vescovo riguardo gli eventuali incontri con il comune e le scuole superiori. Accetta d’incontrare il consiglio comunale solo se c’è un invito ufficiale che non parta da un nostro suggerimento”. Il commento del professor Ghirlanda coautore del dizionario di diritto canonico così recita:” il vescovo ha il diritto, di visitare: le persone, (specialmente i parroci), le istituzioni (ospedali, orfanotrofi, scuole…), …” sempre il vicario zonale ricordava: “ per la scuola è più possibilista, si può proporre ai presidi , ma deve avvenire tutto secondo le procedure scolastiche, (con il permesso del consiglio d’istituto) in modo da non avere polemiche, dalle voci che ci sono in giro è probabile qualche cambiamento di presidi, quindi conviene aspettare e vedere come vanno le cose”. Anche nella visita alle persone è un formale contatto , alla fine delle celebrazioni eucaristiche che il vescovo presiede, (le presiede tutte), non c’è un vero e proprio incontro ma un saluto finale, appunto formale. La visita degli ammalati è selezionata, non saprei dirvi secondo quali criteri, lo posso dedurre, (come mi si accusa), ma lo tengo per me stesso. Il canone 398 non viene menzionato, in sostanza parla della diligenza con cui deve svolgersi la visita pastorale, cioè secondo ciò che è prescritto, ma se non si completa la visita della diocesi in cinque anni non si rispetta la prescrizione dunque la diligenza. Poi il canone  raccomanda di non gravare con nessuna spesa superflua. Il professor Ghirlanda si spinge nel commento:” le spese devono essere contenute entro le necessità del vitto e dell’alloggio e niente può essere chiesto o ricevuto in dono in occasione della visita”. Il 399 come il 398 non sono menzionati nel bollettino perché implica che il vescovo dopo la visita alla diocesi (nel quinquennio) deve presentare una relazione al papa sullo stato della diocesi, ma non essendo completo il canone 396 sul bollettino parrocchiale, chiaramente il canone 399 non può, anzi non deve essere trascritto. Caro autore dell’articolo “la visita pastorale”, ti raccomando per il futuro trasparenza , chiarezza e completezza.