IL PROFETA

16.08.2016 06:18

Sono stato catturato dalla prima lettura della XX domenica del Tempo Ordinario, è tratta dal libro del profeta Geremia (38 ,4-6.8-10 ) che visse circa 600 anni prima dell’avvento di Cristo , ma è molto attuale , in fondo la parola di Dio deve essere letta alla luce dei nostri giorni , deve essere attualizzata . Il profeta è colui che parla in nome e per conto di Dio . Spesso , ma erroneamente , la figura del profeta è solamente associata a colui che predice il futuro , ma non sempre è così …. di Giovanni il Battista , ritenuto l’ultimo dei profeti dell’Antico e il primo del Nuovo Testamento, e colui che fa da ponte tra i due , è ben noto il richiamo a re Erode a rispettare la legge morale : “ Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello “ ( Mc 6,18 ) Erode infatti aveva sposato la moglie di suo fratello Filippo ; inoltre con il suo stesso modo di vivere Giovanni richiamava il modus vivendi di quella società alla sobrietà : “ Giovanni era vestito di peli di cammello , con una cintura di cuoio intorno ai fianchi e si nutriva di cavallette e miele selvatico “ ( Mc 1,6 ) . L’azione di Giovanni il Battista profeta , dunque , è parlare in nome e per conto di Dio , non solo con le parole ma anche con il corpo . Non basta la parola se non è accompagnata da uno stile di vita , dall’azione , e Gesù evidenzia ciò puntando il dito contro la classe sacerdotale del suo tempo ( ma di tutti i tempi per l’attualizzazione della Parola ) , che si picca di parlare a nome e per conto di Dio e Gesù di questa sentenzia “ …… dicono e non fanno “ ( Mt 23,3 ) . Manca a questi l’azione , non sono dunque spendibili , credibili , devono convertirsi più degli altri , hanno necessità di profeti che gli ricordino che sono al servizio del popolo mentre si ritengono solo loro capi . Per tornare al racconto del profeta leggiamo che questo è messo a morte proprio perché parla in nome e per conto di Dio , è reo di dare voce a Dio è reo di servirlo . I capi , il sottogoverno di quella società , impera e condanna . La loro incapacità a consigliare il re è palese , ai piani di Dio sovrappongono i loro piani , i piani dell’uomo che soffocano la voce di Dio e questo comportamento non cambia 600 anni dopo, quando Gesù ammonirà Pietro : “ Ma egli voltandosi disse a Pietro : - Lungi da me ……. perché non pensi secondo Dio , ma secondo gli uomini ! – “ . L’uomo non vuole ascoltare Dio , vuole solo ascoltare solo se stesso gli è dolce solo la sua voce : “ Perché dove è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore “ dice Gesù ( Mt 6,21 ) e nel cuore dell’uomo il tesoro è se stesso , lo testimonia il giardino , l’Eden , la volontà di potenza , di farsi come Dio e non di fare come Dio . Geremia , non solo è condannato a morte , una morte lenta ,di fame e di sete e lontano dagli occhi di tutti ( sepolto in una cisterna ) . Si legge nel racconto che Geremia nella cisterna “ … affondò nel fango … “ ( Ger 38,6 ) cioè lo sporcano , vogliono farlo morire sì , di un morte lenta , di privazioni , privandolo dell’essenziale , di ciò che lo mantiene in vita ,il cibo ( che può anche essere inteso il cibo spirituale ) , e sporcandolo , togliendogli la sua dignità , la sua onorabilità nascondendo la verità , perché la parola di Dio è Verità oltre che a via e vita . Ai capi del popolo la condanna a morte non basta , non deve essere creduto e ciò che ha detto deve essere sporcato , infangato ….. per fare vuoto intorno a lui , ma stanno sporcando , infangando la Parola di Dio , allora , solo allora la predizione entra in gioco e si fa realtà , l’allontanamento dalla Parola , l’attaccamento ai progetti umani anzichè a quelli di Dio portano l’uomo nel baratro , in un buco nero dal quale non è più possibile uscire , mentre Geremia verrà issato dal fondo della cisterna , dal buco nero alla luce , mentre i capi dalla luce dalla gloria effimera che avevano goduto sino ad allora , al buio totale come si legge nel prosieguo del racconto . La condanna del profeta in ogni tempo è sintomatica , è fortemente indicativa dell’autoconservazione del potere che non permette neppure di leggere e cogliere i segni dei tempi . Il profeta è il solitario che come Giovanni viene , proviene dal deserto ; egli non vive più per sé e ciò lo contraria , lo indispone , si ricordi la ritrosia di Giona all’invio ; il profeta è messo da parte , scartato perché ciò che dice non gli attira favori .. anzi … lo allontana dagli uomini perché questi sentono il divario con Dio e ciò li infastidisce , umilia la loro virilità ….. e come Geremia il profeta è abbandonato, è allontano da tutti … tenuto a distanza perché scomodo , perché la verità fa male . Detto ciò , leggiamo cosa scrisse un sacerdote lo scorso secolo , cioè pochi anni fa : “ La vita del sacerdote è sacrificio puro . Egli non vive , non può vivere per sé , non ha più una vita . Qualunque cosa egli faccia per essere amato , stimato , per vivere , il suo sforzo non ha mai potere di toglierlo alla sua solitudine . Il crisma dell’ordinazione lo separa dagli uomini , egli diviene come il capro espiatorio che si abbandona nel deserto , lontano da tutti “ … Questa frase la scelsi , con il mio compagno di ordinazione , perché fosse apposta nella locandina che annunciava l’evento . Molti dei parroci di questa diocesi non esposero la locandina nelle bacheche delle loro chiese ,quella frase fu giudicata troppo radicale e ci fu anche chi , la ritenne un paradosso . E’ vero mancano profeti , ma soprattutto preti .